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Intenso tono d’ombra, lieve estensione opaca

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 09 luglio 2005
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page8
Column1


[1]
Esempi di un uso vago e ambiguo dell’aggettivo, evidente e pericoloso nei referti medici:
[2]
è meglio non eccedere con le coloriture
[3]
PER chi scrive, l’uso dell’aggettivo costituisce sempre un problema.
[4]
Anche nel suo aspetto amichevole presenta talvolta un forte tasso di eventuale polisemia e quindi può essere esposto a banalizzazioni e fraintendimenti.
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E allora potarlo, zac, come fa il giardiniere con le cesoie quando un rametto superfluo sta spuntando!
[6]
Come se fosse un di più, una ridondanza.
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In realtà, assai spesso, per quanto vago e relativo, dell’aggettivo (e così dell’avverbio) non se ne può fare a meno.
[8]
Non ne può fare a meno lo scrittore.
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Non ne può fare a meno il tecnico e lo scienziato.
[10]
Ma come dosare gli aggettivi e gli avverbi in un referto medico?
[11]
Come regolarsi per l’uso di molto, poco, relativamente, esteso, poco esteso, lieve, notevole, sensibile ecc.
[12]
Se sono un radiologo, che senso preciso darò a espressioni del tipo lieve estensione dell'opacità neoplastica, lieve riduzione di estensione dell’addensamento, limitata opacità, occupa buona parte del campo polmonare, appare intensamente opacato, tono d’ombra piuttosto intenso, esteso addensamento parenchimale, ilo alquanto ingrandito?
[13]
Se scrivo sensibile riduzione, sensibile rinforzo del disegno broncovascolare, quel sensibile funziona soltanto come termine di confronto, se per la stessa persona, visitata un mese dopo dallo stesso radiologo, il citato aggettivo dovrà essere sostituito con un molto o con un meno intenso; ma se quel molto o quel meno è di altra mano, giudizio di altro medico, come si potranno oggettivare?
[14]
Credo siano problemi irrisolvibili, finché il mezzo per comunicare è soltanto affidato al linguaggio.
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Certo, sono molto meno gravi le manchevolezze verbali delle manchevolezze professionali: meglio un referto di radiologo con aggettivi di per vaghi che un referto di radiologo che non disponga, come deve disporre, di un ricco vocabolario di immagini (cio dipende dalla sua cultura, e dalla capacità personale di memorizzare il maggior numero possibile di immagini conosciute).
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E anche meno grave è la povertà della lingua: meglio referti poveri, attenti a non eccedere, perché l’eccesso di coloriture potrebbe far ricadere nell’ambiguità e nel vago, che per uno scienziato è il peggiore dei peccati.
[17]
gianluigi.beccaria@unito.it

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