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Michetta o baguette? La Crusca… s’infarina

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 25 giugno 2005


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La nostra Accademia ha discusso con i panettieri la fortuna dei dialettismi:
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dalla biova piemontese alla ciopa veneta al carasau sardo, alla ficattola toscana
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RACCONTANO che un turista americano in Italia, osservasse stupito «Ma anche da voi si dice pizza!».
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Negli Stati Uniti questo cibo si è diffuso insieme con la parola almeno dal 1935, e si sono da tempo acclimatati italianismi come lasagne, ricotta, spaghetti, salami, risotto, mozzarella, rigatoni, prosciutto, sin dal dopoguerra espresso e cappuccino.
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Alla fortuna internazionale del lessico gastronomico ha contribuito la ristorazione.
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Prendi il caso della panna cotta, che un po’ di anni fa era conosciuta soltanto in Piemonte, ed ora la si serve in tutta Europa.
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Per molta parte però la diffusione rimane locale, si conservano i nomi regionali o dialettali.
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Venerdì scorso a Milano la Crusca e la farina hanno celebrato un curioso matrimonio: «Michetta o baguette?» era il titolo della tavola rotonda organizzata dall’associazione panificatori di Milano e dall’Accademia della Crusca.
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Si sono ricordati gli innumerevoli dialettismi diventati parole italiane a tutti gli effetti, dal piemontese grissino ai lombardi risotto, panettone, brasato, al laziale-abruzzese bruschetta, ai romaneschi abbacchio, stracciatella, saltimbocca.
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Basta entrare in cucina.
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In Italia gli oggetti casalinghi hanno denominazioni ancora oggi variabili da regione a regione.
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Penso ai nomi delle erbe aromatiche o commestibili, ai nomi dei pesci, dei funghi, dei dolci, delle verdure.
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A Milano ricordavamo i tanti nomi del pane dalle micoula valdostana alla biova del Piemonte, e la michetta, il montasú e la ciopa veneta, il cornetto istriano in Friuli e Venezia Giulia, dove si cuoce anche la biga servolana, il gramolato del Trentino, la crocetta piacentina dell’Emilia-Romagna, la coppia a Ferrara, il ciaccino, la ficattola, il neccio e la schiaccia, le semelle, il testarolo in Toscana, il pan caciato, il pan nociato, il pane di stretture in Umbria, la falia e la ciriola romana nel Lazio, il pane di spiga abruzzese, il pane cafone o il pane del pescatore, il pane di Vallo e il pane di saraolla campani, il pane di Rivello, il pane di Matera in Basilicata, il pane carasau in Sardegna.
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E chissà quanti altri i miei lettori potrebbero suggerire!
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gianluigi.beccaria@unito.it

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