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Si parla un po’ greco se c’è un calabrese

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 04 giugno 2005


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In questo dialetto la grecità diventa evidente e pervasiva, man mano che si scende dalle pendici della Sila verso l’Aspromonte

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UN lettore di Reggio Calabria, Salvatore Mastrangelo, mi scrive una lunga lettera in cui mi dice che in questa rubrica ho parlato dell’arabo nel Sud, dimenticando però quanto c’è di greco!

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Come accontentarlo in poche righe! Occorrerebbe tener presente, oltre alla Calabria, la Sicilia, il Salento, la Basilicata. In queste aree naka significa «culla», dal gr. náké «vello di pecora». E in Basilicata, come conseguenza della presenza di popolazioni grecofone in età bizantina, trovo tra i toponimi Maratea o Serrapotamo, di etimo greco. posso dimenticare la Campania: qui trupèa indica la «pioggia improvvisa e inaspettata accompagnata da lampi e tuoni»: è il gr. tropaia.

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Ma restiamo nella Calabria del mio lettore, dove la grecità è uno degli aspetti dialettologici più evidenti, e che contrappongono vistosamente il Nord al Sud. Difatti, dalle pendici della Sila, man mano che si scende verso l’Aspromonte, la grecità diventa sempre più evidente e pervasiva. Ancora oggi qualche anziano parla un dialetto greco a Bova, a Roccaforte del Greco, a Condofuri, a Roghudi (nel sec. XVI erano menzionate 22 località dove si parlava il greco, nel sec. XIX ne restavano 12). Annoto certi nomi di città: Stilo, che in greco significa «colonna», Monasterace «piccolo monastero». Molochio, gr. molókhē «malva», Platí, dal gr. platys «largo». Calimera, beneaugurante, «buon giorno» (un Calimera anche nel Salento, e Calimera contrada di Ischia), e Pentadáttilo, da pente «cinque» e dáktylos «dito», per via di roccia che ha quella forma. Dal greco ancora il calabr. curmu «pezzo di tronco d’albero», gr. kormòs «ceppo».

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Sto piluccando a caso. Passo ai cognomi, moltissimi sono greci, per esempio il diffuso Piromalli, che significa «dai capelli rossi», e sono frequenti quelli in -iti, dal gr. -itis (Apostoliti, Politi), o in , dal suffisso gr. -ás che serve a formare i nomi di mestieri, Criserá o Cosciná «fabbricante di crivelli», Laganá «venditore di ortaggi». Ci sono anche ellenismi fraseologici, per esempio il modo di esprimere l’età col verbo essere: calabr. di quant’anni si? (ma anche salent. di quant’anni sinti?), risposta sugnu di quattru vintini (salent. suntu de cinquant’anni), proprio come in greco.

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gianluigi.beccaria@unito.it


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