Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
In questo dialetto la grecità diventa evidente e pervasiva, man mano che si scende dalle pendici della Sila verso l’Aspromonte
UN lettore di Reggio Calabria, Salvatore Mastrangelo, mi scrive una lunga lettera in cui mi dice che in questa rubrica ho parlato dell’arabo nel Sud, dimenticando però quanto c’è di greco…!
Come accontentarlo in poche righe! Occorrerebbe tener presente, oltre alla Calabria, la Sicilia, il Salento, la Basilicata. In queste aree naka significa «culla», dal gr. náké «vello di pecora». E in Basilicata, come conseguenza della presenza di popolazioni grecofone in età bizantina, trovo tra i toponimi Maratea o Serrapotamo, di etimo greco. Né posso dimenticare la Campania: qui trupèa indica la «pioggia improvvisa e inaspettata accompagnata da lampi e tuoni»: è il gr. tropaia.
Ma restiamo nella Calabria del mio lettore, dove la grecità è uno degli aspetti dialettologici più evidenti, e che contrappongono vistosamente il Nord al Sud. Difatti, dalle pendici della Sila, man mano che si scende verso l’Aspromonte, la grecità diventa sempre più evidente e pervasiva. Ancora oggi qualche anziano parla un dialetto greco a Bova, a Roccaforte del Greco, a Condofuri, a Roghudi (nel sec. XVI erano menzionate 22 località dove si parlava il greco, nel sec. XIX ne restavano 12). Annoto certi nomi di città: Stilo, che in greco significa «colonna», Monasterace «piccolo monastero». Molochio, gr. molókhē «malva», Platí, dal gr. platys «largo». Calimera, beneaugurante, «buon giorno» (un Calimera anche nel Salento, e Calimera contrada di Ischia), e Pentadáttilo, da pente «cinque» e dáktylos «dito», per via di roccia che ha quella forma. Dal greco ancora il calabr. curmu «pezzo di tronco d’albero», gr. kormòs «ceppo».
Sto piluccando a caso. Passo ai cognomi, moltissimi sono greci, per esempio il diffuso Piromalli, che significa «dai capelli rossi», e sono frequenti quelli in -iti, dal gr. -itis (Apostoliti, Politi), o in -á, dal suffisso gr. -ás che serve a formare i nomi di mestieri, Criserá o Cosciná «fabbricante di crivelli», Laganá «venditore di ortaggi». Ci sono anche ellenismi fraseologici, per esempio il modo di esprimere l’età col verbo essere: calabr. di quant’anni si? (ma anche salent. di quant’anni sinti?), risposta sugnu di quattru vintini (salent. suntu de cinquant’anni), proprio come in greco.
gianluigi.beccaria@unito.it
Text view