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Il carmen e lo charme, un magico incantesimo

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 21 maggio 2005


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L’esempio di una parola che dal latino e dal francese antico è trasmigrata nei nostri dialetti, indicando prima un sortilegio, poi la seduzione femminile

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A volte raffiorano, come dei flash verbali, improvvisi ricordi di voce che vengono da lontano, e di cui ignori totalmente l’origine. M’è venuto a mente l’altro giorno quel misterioso verbo piemontese che non ho mai ben capito, e che mia nonna usava ogni tanto: diceva tütt ngiarmá di chi le compariva davanti vestito in modo eccessivamente vistoso, insuale, quasi come per stupire, incantare.

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Ho provato a ricostruire la storia, e certamente s’ha da partire dal lat. carmen nel senso di «formula religiosa, magica, incantesimo», presente anche come verbo nel latino postclassico, carminare «incantare» (lo usa per esempio Agostino). Carmen passa poi all’antico francese charme (sec. XII) col significato di «influenza magica, sortilegio, incantamento», charmer, e di qui (non dimentichiamo che nel Meridione ci sono stati i Normanni) ai dialetti italiani del Sud. Ma lo trovi nel piem. anciarmé «stregare» (vedi il dizionario etimologico del Levi), nel milanese ingermá «incantare», in Corsica è ingiarmatu «stregato», a Genova ngiarmá, nel perugino ncialmé «incantare con parole», nel romanesco inciarmare, in Irpinia es a Napoli nciarme è un «incanto», una «stregomeria», in Calabria cermatu «fatato», in Sicilia ciarmari «incantare», e ciarmu significa «incanto», «malìa». In Abruzzo e Molise ciarmë indica il parlare insinuante, premuroso, quando si vuole trarre ai propri fini l'interlocutore, insomma abbindolare, raggirare, suggestionare, accalappiare con chiacchiere e astuzie.

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Il carmen, come l’antico francese charme, era appunto in origine la formula ritmica che serve per produrre un incantesimo. Solo più tardi (nel sec. XVII) charmë comincia ad essere riferito alla bellezza femminile che esercita un forza magica sugli uomini. È in sostanza la stessa storia semantica delle parole incanto, incantare, incantevole, incantesimo che anche in italiano, tra Sei e Settecento, allargano il proprio significato, seguendo in definitiva la stessa vicenda di fascino, che prima voleva dire «malocchioۛ». Lo stesso capita a malìa, malioso. Ed è capitato all’inglese glamour, che dall’idea di formula magica è passato a quella di «bellezza che incanta, fascino».

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gianluigi.beccaria@unito.it


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