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Così un giornalista tv ha definito il mare:
un deprecabile esempio di una lingua che perde l’immediatezza delle parole vere
IL Tg3 regionale delle 14, lunedì 2 maggio, ha dato la tragica notizia di un uomo «annegato nello specchio acqueo antistante la spiaggia di Spotorno».
Che ci vogliano eufemismi, attenuazioni, per gli annunci di eventi luttuosi, è prassi corrente. Ma che non si anneghi più nel mare, questa poi…!
Strana lingua, strana tendenza la nostra, il voler perdere l’immediatezza delle parole vere, il non voler partecipare agli eventi con le parole più semplici! Preferiamo parlare con automatismi livellati sulle formule più anonime, che vivono al di fuori di noi.
Per secoli siamo stati un Paese che ha sofferto di due mali antichi, e che si protraggono ancora dopo l’unità d’Italia: la scarsa densità della cultura, e una eccessiva attenzione alla forma. La storia italiana era tutta punti luminosi e determinazioni geniali, grandi pensatori e grandi scrittori ma… le mancava il livello «medio», la «medietà» intesa come patrimonio intermedio tra estremi, quel livello medio nel quale la cultura, (o la lingua) diventa patrimonio largamente partecipato. Avevamo una grandissima lingua di cultura, ma ignota alla maggior parte della gente. Ad un certo punto, diciamo nella seconda metà del Novecento, l’italiano diventa finalmente la lingua di tutti. La quasi totalità degli italiani ha potuto accedere a questo bene pubblico, a questo strumento di scambio e di condivisione.
Per questo l’italiano è un bene da difendere, degno di ogni attenzione perché da «medio» non diventi «mediocre» cumulo di stereotipi che ci parlano, ci consumano lo spazio per riflettere. Ci negheranno alla fin fine la libertà di analisi, di spirito critico. Quello che è stato un traguardo potrebbe allora rivelarsi non più un acquisto, bensì un adeguamento conformista a parole d’ordine, a fredde parole «di plastica». Ci rallegriamo che una lingua media si sia espansa orizzontalmente, ma se diminuisce la coscienza verticale, la conoscenza della parola, il suo mondo interno, la varietà e la profondità, allora quella ricchezza è dissipata, neutralizzata. Per questo è preoccupante che incontri il favore di qualche parlante «lo specchio d’acqua antistante...» e non «il mare».
gianluigi.beccaria@unito.it
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