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Poveri noi, annegati nello specchio acqueo

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 14 maggio 2005


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Così un giornalista tv ha definito il mare:
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un deprecabile esempio di una lingua che perde l’immediatezza delle parole vere
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IL Tg3 regionale delle 14, lunedì 2 maggio, ha dato la tragica notizia di un uomo «annegato nello specchio acqueo antistante la spiaggia di Spotorno».
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Che ci vogliano eufemismi, attenuazioni, per gli annunci di eventi luttuosi, è prassi corrente.
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Ma che non si anneghi più nel mare, questa poi!
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Strana lingua, strana tendenza la nostra, il voler perdere l’immediatezza delle parole vere, il non voler partecipare agli eventi con le parole più semplici!
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Preferiamo parlare con automatismi livellati sulle formule più anonime, che vivono al di fuori di noi.
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Per secoli siamo stati un Paese che ha sofferto di due mali antichi, e che si protraggono ancora dopo l’unità d’Italia: la scarsa densità della cultura, e una eccessiva attenzione alla forma.
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La storia italiana era tutta punti luminosi e determinazioni geniali, grandi pensatori e grandi scrittori ma le mancava il livello «medio», la «medietà» intesa come patrimonio intermedio tra estremi, quel livello medio nel quale la cultura, (o la lingua) diventa patrimonio largamente partecipato.
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Avevamo una grandissima lingua di cultura, ma ignota alla maggior parte della gente.
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Ad un certo punto, diciamo nella seconda metà del Novecento, l’italiano diventa finalmente la lingua di tutti.
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La quasi totalità degli italiani ha potuto accedere a questo bene pubblico, a questo strumento di scambio e di condivisione.
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Per questo l’italiano è un bene da difendere, degno di ogni attenzione perché da «medio» non diventi «mediocre» cumulo di stereotipi che ci parlano, ci consumano lo spazio per riflettere.
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Ci negheranno alla fin fine la libertà di analisi, di spirito critico.
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Quello che è stato un traguardo potrebbe allora rivelarsi non più un acquisto, bensì un adeguamento conformista a parole d’ordine, a fredde parole «di plastica».
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Ci rallegriamo che una lingua media si sia espansa orizzontalmente, ma se diminuisce la coscienza verticale, la conoscenza della parola, il suo mondo interno, la varietà e la profondità, allora quella ricchezza è dissipata, neutralizzata.
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Per questo è preoccupante che incontri il favore di qualche parlante «lo specchio d’acqua antistante...» e non «il mare».
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gianluigi.beccaria@unito.it

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