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Dal nome proprio al nome comune, esempi di «scambi» tra personaggi della letteratura popolare e termini dialettali
MARCELLO De Giovanni, studioso di dialetti medioadriatici, abruzzesi e molisani, spiegava in un libro suo uscito quasi una ventina di anni fa che nel dialetto di Teramo ci si può rivolgere a una persona per lodarne l’ingegno pronto e desto dicendogli che Tu sì, tu ‘mme pire Pitre Bajalarde, mi sembri… Pietro Abelardo! Non immaginavo che il famoso e discusso teologo e filosofo, scomunicato, condannato per eresia nel Concilio di Soissons (1121) e di Sens (1141), fosse approdato da quelle parti. Ma ebbe larga fama anche nella tradizione popolare, «in special modo in territori come l’Abruzzo, costellati di monasteri». Gli anziani, nelle zone di Pescara, Vasto e Campobasso, dicono ancora, di qualcuno che ha molti peccati sulla coscienza, n’ha fattë cchiù issë ka Petrë Bajalardë: noi diremmo che ne ha combinato più di Carlo [Magno] in Francia.
Siamo ormai sulla strade del peggioramento del significato. Non stupisce di imbattersi in trasformazioni del tipo bahialardu (a Catanzaro), detto di un “uomo grasso”: e qui certamente è intervenuto l’influsso di “lardo”.
Dei riflessi di Abelardo nella lingua e nei dialetti si era già occupato il padre della nostra disciplina, Bruno Migliorini, nel suo classico libro Dal nome proprio al nome comune (Ginevra 1927). Il procedimento è del tutto corrente. Si può ad esempio osservare con larghezza di testimonianze come la letteratura più popolare abbia prestato ai dialetti i nomi dei suoi personaggi famosi, da nomi propri fattisi comuni. Citavo qualche settimana fa tra gli “insulti subalpini” il piem. falabrách “rozzo, sciocco”, che proviene dal nome di un personaggio del ciclo carolingio Fier-à-Bras, Fortebraccio. Nel foggiano, maganzese viene da Gano di Maganza, e significa “falso, infido”. L’umbro (Terni) marguttu indica la persona poco raccomandabile, ed anche lo sciocco, il babbeo: certamente la fonte è il noto gigante aiutante di Morgante. Il vocabolario milanese del Cherubini raccoglie la voce marfisa “persona molesta”: tocca riandare al personaggio dell’Orlando Furioso. In Lombardia c’è anche marcolfa, voce presente nel Ticino, riferito a una donna furba, alla furba matricolata: non c’è dubbio che è la moglie di Bertoldo.
gianluigi.beccaria@unito.it
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