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L’inciucio di D’Alema è finito nel pallone

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 26 giugno 2004


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Origini e storia di una parola napoletana rilanciata dalla politica e usata ora per lo sport, due mondi che spesso intrallazzano tra di loro
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SVEZIA - Danimarca 2-2.
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Sarà un caso?
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Svedesi e danesi avevano detto che non ci poteva essere una "combine", che un pareggio deciso in anticipo a svantaggio degli azzurri non era pensabile: lo stesso concetto di inciucio" hanno detto che non appartiene alla loro mentalità, che non esiste neppure nel loro lessico. Ci possiamo credere. Da noi invece la parola la conoscono tutti, anche se da non molto. Si tratta di dialettismo che ha avuto immediata fortuna nell'ambito della politica. Prima si parlava di "papocchio", magari di "ammucchiate". Poi è arrivato 1'"inciucio", che oggi si usa correntemente nel senso "compromesso poco trasparente, soluzione pasticciata, imbroglio, intrallazzo".
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La voce è propriamente campana, nap.
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'nciucio "intrigo, maneggio, trama realizzata con una serie di conciliaboli, parlottamento sottovoce, pettegolezzo"; nap. incìuciá "spettegolare, fare e riportare chiacchiere, malignare, sparlare, seminare zizzannia". La fortuna in politichese comincia poco meno di dieci anni fa, con l'intervista a D'Alema di Mino Fuccillo, in Repubblica, 28.10.95 (per la verità D'Alema usava inciucione, come voce romanesca); il giorno dopo la parola, ripresa da tutte le redazioni dei giornali, inizia il suo cammino di parola fortunata. Tutti ora ripetono: "2 a 2, sarà inciucio?".
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A parte comunque lo sport e gli intrallazzi, e tornando alle "parole in corso" nella nostra lingua, c'è da dire che gli scambi tra lingua quotidiana e lessico della politica oggi si sono fatti molto fitti.
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Rispetto al passato, prevale tra i politici l'oralità di tono medio-basso, e questa tendenza ha invaso anche i giornali, i quali, quando trattano di cronaca politica, si sono uniformati al nuovo andazzo.
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Sta prevalendo un modo più popolaresco, più parlato, con tanto di parole spesso dialettali e informali: ce n'è un lungo elenco, penso soltanto a chiamarsi fuori, o remare contro, mettersi di traverso (dal lessico dell'automobile), tirare per la giacca, di ambito dapprima regionale (Lazio, Abruzzo), nel senso di "avere i creditori alle calcagna", e poi, diffuso da giornalisti e politici, "invitare in modo insistente qualcuno a fare una determinata scelta".
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beccaria@cisi.unito.it

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