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Le parole dei proverbi saggezza fuori corso

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 15 maggio 2004
NewspaperTuttoLibri (La Stampa)
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page8
Column1


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Esprimevano il sapere trasmesso di padre in figlio, sono ormai citazioni inerti, rievocano tempi andati di prudenza e rassegnazione fino al qualunquismo
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OGGI che non si sente più come un tempo l'esigenza di imparare dagli anziani, capita ancora di sentire, ogni tanto, ripetere dei proverbi: ma si ripetono come citazione, come cosa morta, inerte.
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Non fanno più parte delle "parole in corso" quotidiane.
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Il proverbio era un detto sintetico e spesso ironico su comportamenti, abitudini, o principi a cui i nostri vecchi davano un valore universale.
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Erano considerati il deposito della saggezza, del sapere che si trasmetteva di padre in figlio.
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Ed erano ingrediente consueto, quasi d'obbligo, per ogni conversazione "assennata".
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Pensiamo a come facciano parte integrante del modo di parlare popolare magistralmente ricalcato da Verga nei Malavoglia.
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Ciò che li rendeva vivi era il fatto che li si riteneva "veri" (nell'Altopiano d'Asiago dicono: "Chi segue due lepri, non prende l'una l'altra"; e a Milano "A pensá mal se fa pecá, ma s'induvina").
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Si pensi che ad ogni momento dell'anno, ad ogni mese, era assegnato un detto, una previsione; "sotto la neve pane, sotto l'acqua fame", "il freddo di Gennaio empie il granaio", "Febbraietto, corto e maledetto", "Aprile dolce dormire", "Giugno la falce in pugno", ecc. ecc.
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Toccavano da vicino gli ambiti della vita contadina, legata ai tempi lenti e ciclici dei lavori dei campi.
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A volte (ma a torto) si sarebbe tentati di indicare nei proverbi qualche caratterizzazione "regionale" di tipo socio-antropologico; penso per esempio ai proverbi piemontesi che insistono sull'elogio del fare, del decidere (piem. l è mei na volta andè che sent anduma), del lavoro come dovere supremo (piem. chi travaja prega), del non parlare troppo (piem. venta teni la lengua a ca, "la lingua a casa", cioè a posto); e poi i tanti elogi della prudenza (piem. la prüdensa 'l é mai tropa; la difidensa 'l é la man 'd la prüdensa), del non osare troppo (piem. venta mai 'l pas pi lung che la gamba). Quella prudenza e quella rassegnazione (tipica dei proverbi contadini di ogni dove) che finivano con lo sfociare in uno spiccato qualunquismo: dal romanesco sinistra e ddestra è ttutta 'na minestra al piem. a venta rangesse ёl mantel secund ёl vent.
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beccaria@cisi.unito.it

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