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Agli antichi greci per esempio mancavano il blu e il verde e noi abbiamo «visto» l’arancio solo quando gli arabi ci hanno portato il frutto
IN una precedente rubrica abbiamo già parlato dell'idea dei colori, che non è un a priori della mente dell'uomo: l'idea dell'arancione per esempio noi ce l'abbiamo avuta soltanto quando abbiamo conosciuto l'arancio, introdotto in Sicilia e in Spagna dagli arabi (la parola viene appunto dall'arabo, a sua volta dal persiano, per indicare il frutto). Prima non vedevamo nulla che avesse un colore "arancione".
Non esistono colori di cui le parole sono etichette che li designano. Se fossimo vissuti al tempo dei romani o dei greci avremmo suddiviso la zona dello spettro usando denominazioni diverse dalle nostre. Ai greci, per esempio, mancava il blu ed il verde. Ma non è che "non vedessero" quei colori. Soltanto, interpretavano la realtà del colore in maniera diversa.
Un interessante sistema d'inchiesta per studiare il campo dei termini di colore consiste nel presentare a persone di lingua diversa dalla nostra un gran numero di tessere di colore standard e chiedere di dividerle in gruppi dello stesso colore.
Poi si domanda "che nome dai a questo colore?", e infine si chiede di scegliere la tessera più rappresentativa di tale colore.
I risultati sono sorprendenti. I termini fondamentali di colore (rosso, verde, blu e simili) variano da due a undici. Nelle lingue che hanno solo due termini, uno indica l'intera gamma dei colori "chiari", l'altro termine i colori "scuri". La linea di confine tra chiari e scuri varia da lingua a lingua, ma il punto focale di ciascun termine è sempre lo stesso, rispettivamente "bianco" e "nero".
Se un sistema è a tre termini, si aggiunge sempre il "rosso" al contrasto chiaro/scuro.
I sistemi a quattro termini aggiungono il "giallo" o il "verde", e i sistemi a cinque termini li comprendono entrambi, sia giallo sia verde. Al sesto posto compare un termine indicante il blu, mentre il settimo termine è sempre qualche varietà di marrone.
Sembra che questa sia una sequenza universale.
beccaria@cisi.unito.it
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