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La lussuria squassa i cuor come raffica fragrante

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 27 settembre 2003
NewspaperTuttoLibri (La Stampa)
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page8
Column1


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Sublimi idiozie delle canzoni d’antan, una finta arcadia: poi sono arrivati i cantautori, veicolo di poesia per i giovani
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DELLE nostre "parole in corso" molta parte è legata alla musica.
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Lunghi momenti della vita quotidiana scorrono in parallelo con un CD che ti inonda la casa di parole... colonna sonora che ha accompagnato una vita.
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A parte la lirica, la mia generazione ha in genere fatto i conti con la canzone d'autore.
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Per alcuni è stata anche un veicolo di messaggi poetici.
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Ci si lamenta che i giovani leggono sempre meno libri di poesia.
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Il fatto è che il bisogno inestinguibile di essa lo attingono spesso dai testi dei cantautori, che hanno dalla loro una enorme potenzialità di diffusione, ben maggiore delle copie limitate che un libro di poesia può tirare.
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Coi cantautori succede che per la prima volta, a partire dagli anni Sessanta almeno, la canzone non vive più dei cascami della tradizione del melodramma, come capitava nella canzonetta, ancora negli anni Cinquanta ("Va, serenata celeste, / celeste come gli occhi di una donna / che rassomiglia tanto a una Madonna" si cantava nel '47 e, nel '54, a Sanremo, "Son tutte belle le mamme del mondo / quando un bambino si stringono al cuor", gli anni di "Grazie dei fiori / fra tutti quanti li ho riconosciuti" o di "Vola, colomba bianca vola").
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Quelle parole celebravano una finta arcadia, un mondo soave, inesistente, farcito di cuore, prati in fiore, di amore lacrime e sospiri.
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Erano testi che, isolati dalla musica, risultavano di una banalità disarmante.
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Si dava meno importanza al testo, di una consolante lingua leggera, dove cor era sempre in rima con amor, i baci con tu mi piaci, i tempi del Tango delle capinere, hanno la chioma bruna, / hanno la febbre in cor. / Chi va a cercar fortuna / vi troverà l'amor", 1922, Bixio e Cherubini. Testi da non snobbare, per carità, nella loro follia beata, quella di "Saran belli gli occhi neri / saran belli gli occhi blu / ma le gambe, ma le gambe / sono belle ancor di più" (1938, Bracchi e D'Anzi), gli anni di Creola, cantata da Daniele Serra ("La lussuria passa come un vento turbinante / ed i cuori squassa quella raffica fragrante"), sublimi idiozie con le quali oggi abbiamo un bel rapporto ironico, complice e sorridente.
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Di qui a un certo punto il desiderio dei cantautori o di comporre testi non banali o di attingere a testi di poeti.
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De André ha musicato testi tratti dall'Antologia di Spoon River.

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