Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
Le abbiamo sempre dette, ma oggi l’abitudine è in crescita: anche se il tempo neutralizza l’oscenità delle «brutte parole», la trasgressione sembra sconfinare nell’imbecillità
IL pronunciare parole nel fondo oscene, il dire parolacce è forse un'abitudine in crescita? In verità le abbiamo sempre dette. Per descrivere i seccatori, chi non ha usato "rompere le scatole", "le palle", "i coglioni" scagli la prima pietra.
Ma occorre intendersi su che cosa intendiamo per "parolaccia". Fottere "dare una fregatura", o sfottere sono espressioni diventate quasi urbane, si possono usare in un salotto per bene. Il verbo "incazzare" lo senti sulle bocche dei bambini in ogni scuola di ordine e grado. È poi pure entrato anche nel titolo di un best-seller di non molti anni fa, Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano.
Il tempo neutralizza l'oscenità, o la cancella. Non tutti sanno che, all'origine, la parola fascino era oscena (lat. fascinum, "amuleto", ma anche "membro virile"). Le "brutte parole", a forza di usarle, perdono quasi sempre ogni connotazione sessuale. Vedi "è un figo", o "un fighetto". Lo stesso è capitato a "fregarsene", e a "fesso".
L'esclamazione "cazzo!" ha ormai soppresso la connotazione sessuale di partenza. Una mia raffinata amica la pronuncia con grazia sibilando un raddoppiamento filato di "zzzzzz", senza strascico alcuno di oscenità. "Cazzata", pronunciato a Fantastico, sabato 17 ottobre 1987 da Celentano fece scalpore, ma oggi, anche se non proprio elegante, suona meno trasgressivo. Potremmo anche citare la totale desemantizzazione di casino, che è anche diventato un semplice quantificatore: "mi piace un casino", secondo un procedimento comune della lingua italiana, che si serve di termini sessuali per indicare grande quantità: "un frego", "un fottio" di quattrini, di gente. E c'è chiasso, che (come casino) significava "bordello", "vicolo con casa d'appuntamento rumorosa".
Oggi le parole oscene piace pronunciarle. Nei film americani popolari le conversazioni si riducono a una serie di parole scurrili e ripetizione ossessive degli organi sessuali, emissione primitiva di mugolii. Questo è barbarie. La trasgressione è spinta da una macchina gigantesca che risponde al principio del mercato. Non puoi aprire Internet senza subire una valanga di pornografia. In tv la casalinga fa lo spogliarello, una radio privata della riviera adriatica qualche anno fa aveva provato ad allestire spazi di dialogo notturno con gli ascoltatori di contenuto palesemente osceno, e questa iniziativa ha fatto scuola, una radio del Nord ha messo in onda in orario mattutino uno spazio destinato alla simulazione fonica di orgasmi, e un network del Sud ha messo in piedi concorsi notturni di recita in diretta di film pornografici. C'è il boom delle hot line, delle applicazioni telematiche in campo erotico. A che sarà dovuto tutto ciò? Intanto (ma non solo) a una grande solitudine. E al tasso di imbecillità in aumento.
beccaria@cisi.unito.it
Text view