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Che palle! Le parolacce ormai dilagano dal salotto a Internet

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 26 aprile 2003


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Le abbiamo sempre dette, ma oggi l’abitudine è in crescita: anche se il tempo neutralizza l’oscenità delle «brutte parole», la trasgressione sembra sconfinare nell’imbecillità
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IL pronunciare parole nel fondo oscene, il dire parolacce è forse un'abitudine in crescita?
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In verità le abbiamo sempre dette.
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Per descrivere i seccatori, chi non ha usato "rompere le scatole", "le palle", "i coglioni" scagli la prima pietra.
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Ma occorre intendersi su che cosa intendiamo per "parolaccia".
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Fottere "dare una fregatura", o sfottere sono espressioni diventate quasi urbane, si possono usare in un salotto per bene.
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Il verbo "incazzare" lo senti sulle bocche dei bambini in ogni scuola di ordine e grado.
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È poi pure entrato anche nel titolo di un best-seller di non molti anni fa, Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano.
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Il tempo neutralizza l'oscenità, o la cancella.
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Non tutti sanno che, all'origine, la parola fascino era oscena (lat. fascinum, "amuleto", ma anche "membro virile").
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Le "brutte parole", a forza di usarle, perdono quasi sempre ogni connotazione sessuale.
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Vedi "è un figo", o "un fighetto".
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Lo stesso è capitato a "fregarsene", e a "fesso".
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L'esclamazione "cazzo!" ha ormai soppresso la connotazione sessuale di partenza.
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Una mia raffinata amica la pronuncia con grazia sibilando un raddoppiamento filato di "zzzzzz", senza strascico alcuno di oscenità.
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"Cazzata", pronunciato a Fantastico, sabato 17 ottobre 1987 da Celentano fece scalpore, ma oggi, anche se non proprio elegante, suona meno trasgressivo.
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Potremmo anche citare la totale desemantizzazione di casino, che è anche diventato un semplice quantificatore: "mi piace un casino", secondo un procedimento comune della lingua italiana, che si serve di termini sessuali per indicare grande quantità: "un frego", "un fottio" di quattrini, di gente.
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E c'è chiasso, che (come casino) significava "bordello", "vicolo con casa d'appuntamento rumorosa".
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Oggi le parole oscene piace pronunciarle.
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Nei film americani popolari le conversazioni si riducono a una serie di parole scurrili e ripetizione ossessive degli organi sessuali, emissione primitiva di mugolii.
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Questo è barbarie.
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La trasgressione è spinta da una macchina gigantesca che risponde al principio del mercato.
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Non puoi aprire Internet senza subire una valanga di pornografia.
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In tv la casalinga fa lo spogliarello, una radio privata della riviera adriatica qualche anno fa aveva provato ad allestire spazi di dialogo notturno con gli ascoltatori di contenuto palesemente osceno, e questa iniziativa ha fatto scuola, una radio del Nord ha messo in onda in orario mattutino uno spazio destinato alla simulazione fonica di orgasmi, e un network del Sud ha messo in piedi concorsi notturni di recita in diretta di film pornografici.
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C'è il boom delle hot line, delle applicazioni telematiche in campo erotico.
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A che sarà dovuto tutto ciò?
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Intanto (ma non solo) a una grande solitudine.
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E al tasso di imbecillità in aumento.
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beccaria@cisi.unito.it

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