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L’aratro traccia il verso e fa uscir il senno

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 25 ottobre 2003


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L’origine rurale di tante parole astratte: avreste mai immaginato che la lingua dotta dell’Occidente sarebbe nata da un piccolo popolo di contadini laziali?

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UN lettore mi chiede del futuro della lingua inglese nel mondo, o del cinese, e dell'arabo, e quale sarà la lingua universale del domani. Ma come prevedere i destini delle lingue? Che cosa faceva prevedere il destino eccezionale che avrebbe avuto un piccolo popolo di agricoltori che a metà dell'VIII secolo a. C. abitava villaggi modesti nel cuore del Lazio, luoghi paludosi della valle del Tevere, un popolo che per secoli ancora continuò a maneggiare una lingua sostanzialmente di contadini, di mercanti, di soldati. Chi poteva immaginare che di sarebbe nata una colta lingua scritta, la lingua dotta del mondo Occidentale, e che nella sua forma familiare si sarebbe man mano evoluta e diversificata sino a dar vita alla grandissima famiglia delle lingue neolatine?

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Che sia stato un popolo di contadini lo tradiscono le stesse origini rurali dei vocaboli astratti: derivare viene da rivus, ed era un verbo dapprima riferito al far defluire un ruscello (da un altro corso d'acqua), di qui poi il significato di "provenire, per diramazione". Anche rivale viene dal rivalis di rivus, ruscello: rivali erano coloro che avevano in comune lo stesso ruscello per irrigare i campi, che confinavano sul rivo che divideva la proprietà, ed avevano dunque i soliti diverbi in materia di distribuzione dell'acqua. Noto anche il caso di cernere, "distinguere", ma che all'origine significava "passare al setaccio"; o di putare "stimare, contare", ma dapprima "potare, mondare". E c'è il caso di delirare (dal lat. lira, il "solco" lasciato dall'aratro), "uscire dal solco", indi uscire di senno. E c'è pauper, povero, che dapprima indicava quanto "produce poco", ed era dunque aggettivo riservato ai prodotti della terra. Idem per felix, felice, che si specializzava nel significato di "favorito dagli dei" ma che in un primo tempo significava soltanto "che produce". Il sostantivo luxus, "rigoglio, esuberanza", si riferiva dapprima all'eccesso di vegetazione; la parola si era formata tra i campi, così come versus, che prima di arrivare alla scrittura e alla poesia era propriamente il giro dato alla carrucola dell'aratro ai bordi del campo per permettere di tracciare il solco nel senso inverso.

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beccaria@cisi.unito.it


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