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Colto in flagrante congresso carnale: consummatum est!

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 23 agosto 2003


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L’italiano è zeppo di latino nudo e crudo (da lavabo a solarium, da vice a sponsor, da super a referendum).
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E di latinismi sono colmi i linguaggi speciali dotti, come quello giuridico.
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L’ITALIANO conosce una varietà impressionante di registri.
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Ha la voce pomposa dei termini arcaici o grecizzanti ("piroscafo", "spinterogeno"), la serie nutritissima di stampo popolare ("parapiglia", "zuzzerellone"), regionalismi, dialettismi, voci gergali, e dall'altra è lingua che gronda di latinismi ("loquela", "verboso").
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Certi linguaggi speciali, di fondo dotto, come il linguaggio giuridico, sono colmi di latinismi o di grecismi: "congresso carnale", in luogo di coito, perifrasi eufemistica incomprensibile ai più perché poggia su uno dei suoi tanti latinismi; i penalisti usano "artatamente", o "flagrante", che alla lettera vorrebbe dire ardente, infuocato, participio di flagrare, ardere, bruciare, un verbo molto raro ("cogliere in flagrante", sorprendere qualcuno mentre commette reato, dal lat. tardo flagrante crimine, nel senso di "azione delittuosa ancora calda".
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L'italiano è zeppo di latino nudo e crudo: lavabo, solarium, il virus, l'humus, il vice, lo sponsor, la pro loco, la super, l'agenda, la locanda, l'iter parlamentare, un ex voto, il mio ex, il monitor, gli ultra, l'auditorium, il plenum, il referendum, il quorum, il facsimile, l'ictus e... omissis.
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Modi calati nella pratica linguistica dal dotto e dal libresco, dal curiale avvocatesco o dalle formule liturgiche ("Venite, paratum est", venite a tavola! dicevano ancora gli anziani, a Locarno Anni Ottanta, come ci ricorda Ottavio Lurati, oppure dicevano "consummatum est", quand'era finita la cena).
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I nostri professori di Liceo facevano largo uso di incisi latini.
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Anche i vecchi avvocati.
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Oggi c'è Berlusconi che ama ogni tanto farcire di latino i suoi discorsi: vuole "riformare ab imis" lo Stato, ha detto, e ha esclamato un giorno "Quamquam mutatus ab illo" (veramente sarebbe "quam").
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Gli economisti, mutatis mutandis, discutono del deficit dello Stato, i giuristi del giudice a latere, gli universitari dell'aula magna, del campus, della laurea honoris causa o dell'ope legis, gli assicuratori della polizza bonus-malus, gli psicanalisti di raptus, i sociologi di status sociale, gli ecologisti di habitat, i critici d'arte di horror vacui.
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Qualcosa del latino è rimasto addirittura nei dialetti, spesso con ammicchi parodici.
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Nell'entroterra di Imperia i vecchi amavano ripetere (ma le prime parole latineggianti evidentemente non danno senso, sono come il latinorum di Renzo) "Lígere intelligere, sensa öiu [OLIO]non si può frigere". Mi piacerebbe che dietro al modo di dire dialettale rimasto in quelle aree, tra Piemonte Liguria, più arcaiche e conservative, ci fosse il latino schietto: dicono "in s'u du lümecán", sul far della sera o del mattino. E se fosse il latino lumen canum, il primo albore, la luce bianca dell'alba o del crepuscolo chiaro?
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beccaria@cisi.unito.it

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