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Parliamo dialetto e inglese così l’italiano va in malora

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 22 febbraio 2003


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La lingua di Dante, Boccaccio, Petrarca è un gigante coi piedi d’argilla; i mass media, specie la tv, hanno abdicato alla loro funzione educativa

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DELLE lingue romanze d'Europa l'italiano è la più antica, nasce subito grande (Dante, Petrarca, Boccaccio), letterariamente sublime, gigante, ma diventa fuor di Toscana, anche come lingua scritta, una lingua basata sul consenso di pochi, capita soltanto da una ristretta élite. Soltanto da non molti anni è diventata, sia pure con tanti problemi e difficoltà, la lingua di tutti, una lingua di massa, democrazia a suffragio universale. Da una lingua prevalentemente scritta per oltre cinque secoli, si è passati a una lingua parlata da una massa di quasi 60 milioni di persone, il 90% della popolazione d'oggi, e tutto questo avvenuto in poco più di un secolo e mezzo. Per una lingua un tempo eccezionale. E un risultato importante.

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Le recenti inchieste Istat ci dicono che gli italiani stanno abbandonando sempre di più il dialetto. Abbiamo raggiunto un traguardo, anche se il prezzo pagato è stato pesante. La lingua si è sostituita ai dialetti con molta velocità ed ha in molti parlanti perduto in ricchezza e varietà espressiva.

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Ma se l'italiano si è diffuso a spese dei dialetti, di dialetto si è arricchito e insaporito. Ne ha fatto tesoro, e ne è uscito vivacizzato. Anche i dialetti sono cambiati o stanno cambiando. Le forti differenze tra località anche vicine si sono attenuate a vantaggio del dialetto dei centri di attrazione. C'è da notare poi che i dialetti si sono decisamente italianizzati. Più che morire, i dialetti si stanno trasfigurando. Si rimodellano sotto la spinta dell'italiano. Comunque, l'italiano è riuscito a conquistare anche i piani di sotto, quelli più popolari; voglio dire che ha enormemente aumentato gli ambiti d'uso, conquistato registri, momenti, spazi, che prima erano appannaggio esclusivo del dialetto: la conversazione ordinaria, scherzosa, la chiacchiera in famiglia, al bar, il parlato liberamente informale.

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Nonostante tutto però l'italiano è ancora "un gigante dai piedi d'argilla", per dirla con Alfredo Stussi. I mass-media, dai giornali alla TV, molto hanno fatto come "scuola d'italiano". Ma ora, specie la TV, ha abdicato alla sua funzione educativa. Ha paura di fare cultura, teme di annoiare, vuole intrattenere e divertire ad ogni costo. La cultura va tenuta lontano il più possibile dalle ore di grande ascolto, è troppo deprimente, è poco eccitante, meglio la chiacchiera, l'insignificanza. Così ci si muove ogni giorno di più verso la depoliticizzazione, l'inculturazione.

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Se guardo soltanto alla nostra lingua, noto che alla polarità lingua-dialetto si va sostituendo una terna; l) un inglese semplificato a lingua universale, aeroportuale, itineraria, soltanto comunicativa; 2) un italiano impoverito; 3) un dialetto legato alla dimensione affettiva, espressiva. Se ci viene a mancare l'italiano, ci ritroveremo dialettofoni e anglofoni. Bel risultato!

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beccaria@cisi.unito.it


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