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Una metamorfosi che è anche un impoverimento: oggi al mondo esistono 6800 lingue, entro la fine del secolo potrebbe sparirne almeno la metà
UN lettore di Novi Ligure mi chiede se i dialetti moriranno, e se nel mondo stanno morendo delle lingue. Occorrerebbero pagine per rispondergli. Quanto al dialetto, basta porre attenzione alle statistiche Istat e Doxa, che ci mostrano ogni anno il progressivo decadere dei dialetti. In realtà non stanno morendo, si stanno trasformando. Assistiamo ad una metamorfosi, nel senso di una profonda italianizzazione.
Scrive Raffaello Baldini, il grande poeta che scrive nel dialetto di Sant'Arcangelo di Romagna: «Da tempo anche il dialetto sta imparando l'italiano. Chi dice più, al mio paese, ciutéur o burcétt? Oggi si dice tap o scarpéun»; «Ancora qualche decennio fa il dialetto del mio paese non aveva i nomi per indicare due stagioni, la primavera e l'autunno. La primavera era la stasòun bóna, la stagione buona; l'autunno era la rinfrischèda, la rinfrescata, o anche pr'e' frèsch, per il fresco. Oggi che si può dire, che si dice primavera o autónn, il dialetto, paradossalmente, è un po' più povero».
Quanto alle lingue oggi in estinzione, ricordo al mio lettore che qualche anno fa (la cosa mi è rimasta impressa) comparve sulla prima pagina della Stampa (20 giugno 2001) una grande fotografia di un'anziana nobile signora. Marie Smith di 83 anni, l'unica persona rimasta, a parlare l'Eyak, una lingua dell'Alaska. Dichiarava: «È orribile essere rimasta sola». Nonostante i molti amici non trovava più nessuno con cui scambiare qualche parola nel suo idioma.
Oggi al mondo esistono 6800 lingue, ma entro la fine del secolo potrebbe sparirne almeno la metà, se non addirittura il 90%. Sino a quando sarà praticato l'eschimese, parlato oggi in Siberia, in Canada, in Alaska e in Groenlandia da circa 85.000 persone, di cui 43.000 in Groenlandia? È praticamente estinto oggi l'aleutino, che era parlato ancora nel Settecento da 20.000 persone nell'arcipelago delle Aleutine e all'estremità dell'Alaska. Poche centinaia di persone in Alaska e altrettante nel versante sovietico lo parlavano ancora cinquant'anni fa. Poi il silenzio.
beccaria@cisi.unito.it
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