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Vorrei un approccio: non c’è problema

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 13 settembre 2003
NewspaperTuttoLibri (La Stampa)
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page8
Column-


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L’influenza dell’inglese sulla struttura dell’italiano resta limitata, diverso invece l’impatto del lessico: si pensi ad adattamenti come «nocciolo duro», «esatto», «fai da te»
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L’INFLUENZA dell'inglese sulla struttura dell'italiano resta limitata.
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Diverso invece l'impatto del lessico.
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Non parlo soltanto delle parole angloamericane che prendiamo a prestito nude e crude, ma di quando traduciamo e ricalchiamo con mezzi nostri.
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Si tratta di arrendevolezza meno evidente, in realtà molto più intensa.
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Penso alla lunga serie degli adattamenti ben mascherati e bene integrati tipo i recenti "non c'è problema", il "" al telefono invece di "pronto", l'uso di "esatto" e di "assolutamente", il "fai da te" (ingl. do it yourself), il "nocciolo duro" (ingl. hard core), il 'buona giornata!", che i nostri nonni non avrebbero mai augurato (credo sia stato l'angloamericano have a nice day! a promuoverlo, ma potrebbe anche aver agito il fr. bonne journée), il "giorno dopo giorno" (imita il day after day) anziché "giorno per giorno. Anche "approccio", inteso come modo di considerare una questione, sembra ormai una parola nostrana: si diffonde negli Anni 70 e diventata presto di moda nel gergo cultural-giornalistico, così come "approcciare", nel significato di affrontare un argomento, verbo transitivo che si diffonde negli Anni 80. Sono modellati sull'ingl. approach, che proveniva dal fr. approche, usato sin dal sec. XV in senso militare, come appressamento alle fortificazioni nemiche, poi nel senso più esteso di avvicinamento, specie nei rapporti interpersonali. In seguito, nel Sei e Settecento, l’ingl, approach sviluppa il valore di "via d'accesso", un significato che avrà molta fortuna nel '900, soprattutto all'interno della filosofia e delle scienze umane americane. Di qui, passa alla nostra lingua.
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Ma, per quanto limitate, come dicevo, ci sono anche influenze sulla struttura.
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Cito solo la serie assai produttiva degli aggettivi in -ale (manageriale, concorrenziale, direzionale, dirigenziale, gestionale, previsionale, progettuale, promozionale, ecc.), che ha avuto fortuna anche perché talvolta non ridondante, di significato distinto dal corrispondente in -ivo.
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Permette anzi specificazioni concettuali più precise, per ampliamento di campo semantico del paradigma (vedi "direttivo" e "direzionale", "decisivo" e "decisionale").

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