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Scioglilingua sotto la Lanterna: Cin, ciöe? Scie, ciöe cian cianin

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 08 marzo 2003


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Botta e risposta con i lettori: la retorica lingua delle lapidi, un confronto fra la ricca consulenza linguistica offerta ai tedeschi e la nostra povera Crusca
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MI tocca sbrigare un po' di posta arretrata.
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Rispondo anzitutto a una signora tedesca, che così mi scrive: «nonostante che io viva da tanti anni in Italia mi vengono spesso dei dubbi sul corretto uso della lingua italiana. Finché si tratta dell'ortografia basta consultare il dizionario ma quando si tratta di grammatica mi trovo in alto mare», e mi allega una sorprendente lista di ben nove enti diversi ai quali i tedeschi possono rivolgersi telefonicamente o per iscritto per avere gratuitamente una consulenza linguistica, e questi luoghi sono la redazione del vocabolario Duden (Mannheim), del Lessico Bertelsmann (Gütersloh), il Grammatisches Telefon dell'Istituto di Germanistica di Aachen e di Potsdam, la Gesellschaft r deutsche Sprache di Wiesbaden, la Casa dei libri di Lipzia, l'Istituto di Germanistica dell'Università  Martin Lutero di Halle, lo Spr@chtelefon" dell'Università  di Essen, lo Sprachbüro di Oldenburg.
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Mi chiede infine se in Italia esistono istituzioni che diano questo tipo di informazioni.
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In questo campo non possiamo competere ahimé con la Germania, ma abbiamo una grande Istituzione, l'Accademia della Crusca, che ha sede a Firenze e che pubblica un periodico (purtroppo soltanto semestrale) dal titolo La Crusca per voi sul quale autorevoli esperti di questioni linguistiche rispondono per iscritto alle domande che vengono loro rivolte.
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Il periodico è distribuito gratuitamente, occorre farne richiesta all' "Accademia della Crusca. Centro di Grammatica italiana" (Villa Medicea di Castello, Via di Castello 46, 50141 Firenze).
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Marco Remondino di Cremona mi chiede se qualcuno ha già studiato la lingua incisa sulle lapidi.
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Che io sappia, nulla di serio in proposito è stato fatto in Italia.
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Pensare che lessico e sintassi dell'italiano inciso su marmo, la sua prorompente retorica di matrice ottocentesca, offrirebbe il destro a interessanti rilievi.
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Vi cito questa perla, che ho copiato sulla piazza di Cesenatico, dal monumento eretto a Garibaldi: "Nel MDCCCIL / vinta Roma / e tornata ai Pontefici / per le armi di Francia / Garibaldi / mirò a soccorrer Venezia / e sfuggita innumerevole oste tedesca / con ardimento e sagacie / qui / per soccorso di popolo / se la moglie i compagni / e le sorti d'Italia / commise a piccola vela".
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Un lettore amante dei dialetti mi manda questi scioglilingua: da Ovada, Qua i e titi?, Dim 'd quöi tei ti e at digh 'd quöi a son mi, trad. "come ti chiami?", "Dimmi come ti chiami tu e ti dico come mi chiamo io"; e ancora Din don dit i?, Don dim n'an dan, "dimmi dove vai", "dove me ne danno". Da Genova: Cin, ciöe?, "Giuseppe, piove?, Scie, ciöe¨ cian cianin, ", piove piano piano"; In tu möu u ghe sun nöe nae e, "nel molo nuovo ci sono nove navi nuove.
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beccaria@cisi.unito.it

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