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I consigli di Flaiano «a un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura» ci ricordano che lo scrivere richiede regole e libertà, una disciplina e un progetto
QUALCUNO ricorderà (uscì nell’Almanacco del Pesce d'Oro nel 1960) quei gustosi «Consigli di Ennio Flaiano a un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero dei premi letterari»). Eccoli:
- Chi apre il periodo, lo chiuda.
- È pericoloso sporgersi dal capitolo.
- Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
- Lasciate l'avverbio dove vorreste trovarlo.
- Chi tocca l'apostrofo muore.
- Abolito l'articolo, non si accettano reclami.
- La persona educata non sputa sul componimento.
- Non usare l'esclamativo dopo le 22.
- Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
- Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
- Tenere i soggetti al guinzaglio.
- Non calpestare le metafore.
- I punti di sospensione si pagano a parte.
- Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
- Per le rime rivolgersi al portiere.
- L'uso del dialetto è vietato ai minori dei 16 anni.
- È vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
- È vietato aprire le parentesi durante la corsa.
- Nulla è dovuto al poeta per il recapito.
Bellissimo questo intreccio di divieti burocratico-ufficiali e di consigli per chi scrive.
Una pagina raffinata e giocosa questa di Flaiano, che al di là del gioco vuole dirci che lo scrivere è una disciplina che ha regole, codici di comportamento, che vuole non solo libertà ma molte costrizioni (non si può scrivere come si vuole).
Lo scrivere è una prova difficile non soltanto per le cose che si vogliono dire, ma per il percorso sintattico che un testo deve seguire, un percorso pieno di ponti e di rotaie, di giunzioni. Lo scrivere vuole un progetto, vuole dei mattoni e vuole la malta che leghi i mattoni della costruzione. Uno scritto deve seguire un filo del discorso, non può essere disunito e casuale. «Testo» deriva dal lat. texere, nel senso pratico di fare una tela, di «intrecciare».
Ma lo scrivere conosce, per fortuna, accanto a momenti di rigidezza, momenti di elasticità. Soprattutto se intendi scrivere pagine letterarie. C'è un «filo» e un progetto anche per le incoerenze e le fantasie. «Non si sa mai da dove cominciare e dove finire... - diceva Luigi Malerba (Il serpente, Milano 1965, p. 200) - perché le cose che succedono non succedono con un inizio e una fine, si diramano in tutti i sensi... un mezzo per tenere dietro alle cose che succedono, gli uomini non l'hanno ancora inventato».
beccaria@cisi.unito.it
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