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Origini e storia di alcuni modi di dire: ad esempio, da dove deriva l’espressione «mangiare a quattro palmenti» e com’è nato il romanzo d’appendice?
SEI "come la regina Taitù" mi viene spesso da dire alla mia bambina, che se la spassa, coccolatissima com'è¨. L'altro giorno mi ha chiesto chi era questa Taitù, ma io non lo ricordavo. Sapevo di ripeterlo da una fraseologia antiquata, che sentivo da mia madre. Ho dovuto cercare chi fosse questa regina Taitù, e ho trovato che era la moglie del Negus dell'Etiopia, Menelik. Riandiamo ai tempi della campagna d'Africa, la sconfitta di Adua del 1896, ecc.
A proposito di fraseologia, devo dire che è un ambito in cui s'appuntano con frequenza le curiosità dei lettori, i quali mi scrivono spesso per avere lumi. C'è ad esempio Sandro Bettini di Alassio che mi chiede perché mai si dice "mangiare a quattro palmenti". Cosa sono questi "palmenti"? Sono le macine del vecchio mulino ad acqua. Una "macina a quattro palmenti" era il mulino provvisto di quattro coppie di macine, quattro volte due grandi dischi di pietra sovrapposti, e che "mangiavano", ingoiavano una grande quantità di grano in una sola volta, lo trangugiavano avidamente, come fanno le ganasce, quando si mangia con la bocca piena, e si mangia per l'appunto "a quattro ganasce".
Perché di una donna si dice che "fa la civetta", quando si mette in mostra, cerca di farsi notare e di accalappiare qualcuno? Me lo chiede Elena Verbicaro di Enna. Si allude alla civetta che un tempo i cacciatori mettevano su un palo perché servisse da richiamo ad altri uccelli. Ricordo che a metà del secolo scorso furono chiamate "auto-civetta" le auto cammuffate e usate dalla polizia per attirare in una trappola i delinquenti. Oggi, nelle redazioni dei giornali, le "civette" sono quella specie di vetrine, quei sommari, pubblicati in prima pagina per attirare i lettori.
Altre curiosità da soddisfare: un lettore di Chioggia mi chiede perché quel piatto tipico della cucina romana, l'”abbacchio" si chiama così. È l'agnello da latte, e forse deriva dal latino ab baculum "vicino al bastone": sappiamo che dopo la nascita, dieci giorni dopo, sino al quarto mese i piccoli erano tenuti legati ab baculum, ad un paletto per evitare che saltellando qua e là si facessero male.
Una seconda curiosità riguarda l'espressione "romanzo d'appendice", denominazione che Stefano Grossi di Parma mi chiede di chiarire. Il modello è il francese feuilleton, di cui il primo esempio compare nel Joumal des débats nel 1800, un supplemento dove si trattavano argomenti di critica letteraria. In seguito, precisamente nel 1836, Emile de Girardin sul modello dei giornali inglesi iniziò la pubblicazione di romanzi a puntate in "appendice" al Giornale, dove uscirono per esempio romanzi come I misteri di Parigi di Eugène Sue, I tre moschettieri e II conte di Montecristo di Alexandre Dumas padre.
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