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Il richiamo della civetta dalla caccia alla seduzione

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 05 aprile 2003


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Origini e storia di alcuni modi di dire: ad esempio, da dove deriva l’espressione «mangiare a quattro palmenti» e com’è nato il romanzo d’appendice?
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SEI "come la regina Taitù" mi viene spesso da dire alla mia bambina, che se la spassa, coccolatissima com'è¨.
[3]
L'altro giorno mi ha chiesto chi era questa Taitù, ma io non lo ricordavo.
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Sapevo di ripeterlo da una fraseologia antiquata, che sentivo da mia madre.
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Ho dovuto cercare chi fosse questa regina Taitù, e ho trovato che era la moglie del Negus dell'Etiopia, Menelik.
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Riandiamo ai tempi della campagna d'Africa, la sconfitta di Adua del 1896, ecc.
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A proposito di fraseologia, devo dire che è un ambito in cui s'appuntano con frequenza le curiosità dei lettori, i quali mi scrivono spesso per avere lumi.
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C'è ad esempio Sandro Bettini di Alassio che mi chiede perché mai si dice "mangiare a quattro palmenti".
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Cosa sono questi "palmenti"?
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Sono le macine del vecchio mulino ad acqua.
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Una "macina a quattro palmenti" era il mulino provvisto di quattro coppie di macine, quattro volte due grandi dischi di pietra sovrapposti, e che "mangiavano", ingoiavano una grande quantità di grano in una sola volta, lo trangugiavano avidamente, come fanno le ganasce, quando si mangia con la bocca piena, e si mangia per l'appunto "a quattro ganasce".
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Perché di una donna si dice che "fa la civetta", quando si mette in mostra, cerca di farsi notare e di accalappiare qualcuno?
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Me lo chiede Elena Verbicaro di Enna.
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Si allude alla civetta che un tempo i cacciatori mettevano su un palo perché servisse da richiamo ad altri uccelli.
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Ricordo che a metà del secolo scorso furono chiamate "auto-civetta" le auto cammuffate e usate dalla polizia per attirare in una trappola i delinquenti.
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Oggi, nelle redazioni dei giornali, le "civette" sono quella specie di vetrine, quei sommari, pubblicati in prima pagina per attirare i lettori.
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Altre curiosità da soddisfare: un lettore di Chioggia mi chiede perché quel piatto tipico della cucina romana, l'abbacchio" si chiama così.
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È l'agnello da latte, e forse deriva dal latino ab baculum "vicino al bastone": sappiamo che dopo la nascita, dieci giorni dopo, sino al quarto mese i piccoli erano tenuti legati ab baculum, ad un paletto per evitare che saltellando qua e si facessero male.
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Una seconda curiosità riguarda l'espressione "romanzo d'appendice", denominazione che Stefano Grossi di Parma mi chiede di chiarire.
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Il modello è il francese feuilleton, di cui il primo esempio compare nel Joumal des bats nel 1800, un supplemento dove si trattavano argomenti di critica letteraria.
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In seguito, precisamente nel 1836, Emile de Girardin sul modello dei giornali inglesi iniziò la pubblicazione di romanzi a puntate in "appendice" al Giornale, dove uscirono per esempio romanzi come I misteri di Parigi di Eugène Sue, I tre moschettieri e II conte di Montecristo di Alexandre Dumas padre.
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beccaria@cisi.unito.it

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