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Trachea a fodero di sciabola per radiologo non ermetico

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 03 maggio 2003


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Ogni scienza crea una lingua di settore che ignora quella degli altri: senza cadere nel populismo del parlar facile, è bene cercare «una mediazione»
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QUALCHE anno fa ho dedicato molto del mio tempo per mettere insieme, grazie a colleghi specialisti per ogni settore, un Dizionario di linguistica, la cui prima edizione uscì da Einaudi nel 1995.
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Quel dizionario mostrava tra l'altro come difficoltà di comunicazione sussistano anche all'interno di una stessa disciplina.
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Oggi, più che in passato, ogni scienza tende a costituire un mondo incomunicante, creando una lingua di settore che ignora quella degli altri.
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Si è arrivati a una frattura non solo tra scienza e scienza, ma addirittura tra branca e branca di una stessa scienza, al punto che è impossibile che ciascuno capisca tutto del suo proprio campo.
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Lo sviluppo della scienza è oggi talmente rapido che la comunicazione scientifica è entrata in crisi.
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Chi è, appena un po', estraneo al settore specifico non è più in grado di verificare la bontà o meno di quel che si dice nel campo del vicino.
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In linguistica, tra chi si occupa di storia della lingua, o di linguistica generale, di grammatica generativa, o di linguistica testuale, non ci si capisce sempre benissimo.
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I "generativisti" ad esempio hanno un loro mondo, anche terminologico, molto chiuso.
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E pensare che i linguaggi scientifici, soprattutto quelli delle scienze esatte, sono fortemente omogenei, molto più omogenei di quanto possano esserlo un insieme di testi letterari in cui le varianti, come osservava l'Altieri Biagi, gli elementi caratterizzanti, hanno sempre evidenza maggiore.
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Il fatto è che ci sono discipline in cui scientificità e comunicabilità non sono così distanti.
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Potrebbe essere questa una strada auspicabile per tutti?
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Non lo credo, anche se penso che un radiologo, poniamo, faccia bene a scrivere nel suo referto: «un certo grado di ostruzione bronchiale (broncopneumopatia cronica ostruttiva)», cioè far seguire una glossa in termini strettamente tecnico-scientifici a una spiegazione più alla mano, o viceversa.
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Ora, sappiamo bene che il linguaggio scientifico può fare a meno della spiegazione, della definizione chiarificatrice; ma la glossa, la parentesi chiarificatrice, è la benvenuta non solo nel testo divulgativo, ma anche in quello che più fraternamente uno specialista rivolge ad un collega che specialista non è.
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Lo scienziato fa a meno delle similitudini, delle metafore, degli eufemismi, ma se torno al mio radiologo quando si rivolge al medico curante che radiologo non è, allora fa benissimo a venirgli incontro con referti che comprendano anche modi ancien régime, chiarissimi e tecnicissimi insieme, tipo, perché no?, «trachea un po' deformata "a fodero di sciabola"».
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Non voglio fare del populismo spicciolo, e dire che occorre nel campo delle tecniche e delle scienze spingere sul pedale del "parlar facile" a tutti i costi: il referto di un radiologo non è un servizio pubblico, non va direttamente al paziente, ma è una comunicazione tra medico e medico.
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Toccherà poi al medico curante operare una mediazione.
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beccaria@cisi.unito.it

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