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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
A che serve il greco nell’età informatica?
Language column
Parole in corso
Author
Gian Luigi Beccaria
Date
02
agosto
2003
more header data
[1]
Col
latino
normalizza
l’
inglese
scientifico
,
dà
coerenza
interna
ai
vari
settori
della
terminologia
,
evita
che
si
accrescano
di
aggiunte
arbitrarie
.
[2]
Vi
pare
poco
?
[3]
UN
fedele
lettore
mi
scrive
da
Nizza
che
nell'
età
dell'
informatica
possiamo
fare
a
meno
,
ormai
,
di
insegnare
anticaglie
come
il
greco
antico
e
il
latino
.
[4]
Ci
sarebbero
-
dice
-
ben
altre
cose
più
interessanti
e
utili
da
coltivare
.
[5]
Dissento
.
[6]
È
evidente
che
una
nazione
tecnicamente
avanzata
non
può
restare
linguisticamente
estranea
ai
grandi
circuiti
informatici
e
quindi
deve
"
softwerizzare
"
la
propria
lingua
tecnica
e
scientifica
.
[7]
L'
immenso
serbatoio
del
lessico
scientifico
non
è
però
un
immenso
cumulo
di
termini
opachi
,
isolati
tra
di
loro
,
o
collegati
soltanto
nell'
ordine
alfabetico
.
[8]
C’
è
ben
di
più
,
e
il
mastice
che
li
tiene
insieme
è
per
grossa
parte
greco
o
latino
.
[9]
Nei
"
thesauri
"
l
'
impiego
del
greco
è
largamente
comune
a
lingue
di
struttura
diversa
.
[10]
Il
greco
intride
sia
le
lingue
neolatine
sia
le
lingue
germaniche
,
l'
inglese
,
il
tedesco
.
[11]
Il
grecismo
è
un
mezzo
di
collegamento
e
di
unione
tra
le
differenti
lingue
tecniche
,
è
una
sorta
di
collante
della
comunicazione
universale
.
[12]
Stesso
discorso
si
ripeta
per
il
latino
.
[13]
Il
greco
ed
il
latino
offrono
le
matrici
dei
linguaggi
scientifico-tecnologici
,
cioè
gli
elementi
componenziali
dei
loro
termini
(
radici
,
suffissi
,
suffisoidi
,
prefissi
,
prefissoidi
)
,
cosicché
i
neologismi
che
tecnica
e
scienza
sfornano
giorno
dopo
giorno
,
grazie
a
quelle
lingue
antiche
,
si
presentano
come
parole
semanticamente
trasparenti
.
[14]
Il
greco
e
il
latino
collaborano
a
normalizzare
il
valore
e
l'
uso
dell'
inglese
scientifico
mondializzato
,
danno
coerenza
interna
ai
vari
settori
della
terminologia
,
evitano
che
essi
si
accrescano
per
aggiunte
arbitrarie
e
occasionali
.
[15]
Vi
pare
poco
?
[16]
Una
lettrice
di
Alassio
mi
rivolge
una
domanda
difficile
,
se
in
lingua
è
più
forte
la
libertà
o
la
costrizione
.
[17]
Cerco
di
cavarmela
con
pochi
cenni
.
[18]
Quanto
alla
"
libertà
"
,
consiglio
di
leggere
un
libro
di
Benvenuto
Terracini
,
il
grande
linguista
autore
di
"
Lingua
libera
e
libertà
linguistica
"
.
[19]
Quanto
alle
costrizioni
ricordo
che
le
attese
di
comunicazione
portano
ogni
momento
ad
un
uso
"
irriflesso
"
della
lingua
,
a
continui
automatismi
.
[20]
Penso
alle
cosiddette
"
collocazioni
"
,
cioè
all'
occorrenza
di
due
o
più
parole
vicine
,
a
quelle
solidarietà
lessicali
ineludibili
.
[21]
Se
dici
"
le
cuoia
"
devi
associargli
"
tirare
"
,
se
dici
"
rosso
di
sera
"
sei
costretto
a
collocarlo
accanto
a
"
bel
tempo
si
spera
"
.
[22]
La
lingua
che
usiamo
non
è
soltanto
libertà
espressiva
ma
un
cumulo
di
frasi
fatte
(
"
la
guerra
è
guerra
"
)
,
o
di
parole
complesse
che
non
puoi
mutare
(
"
ferro
da
stiro
"
,
"
macchina
da
scrivere
"
)
,
e
che
devi
trattare
come
se
fossero
singole
entrate
lessicali
,
sequenze
che
tendono
a
presentarsi
in
combinazioni
stabili
;
dato
"
bandire
"
ti
aspetti
"
concorso
"
,
e
con
"
nitrire
"
ti
aspetti
"
il
cavallo
"
.
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