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Qualunque cosa tu voglia ti faccio bagnare il becco

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 01 febbraio 2003
NewspaperTuttoLibri (La Stampa)
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page8
Column-


[1]
Un’ipotesi sull’origine della parola «pizzo»: questa e altre curiosità (ad esempio la derivazione di «sbolognare») nella nostra posta con i lettori
[2]
SBRIGO un po’ di posta, per rispondere a curiosità varie.
[3]
Un lettore di Pinerolo mi chiede se il nome del luogo dov’è nato, Luserna, ha a che vedere con la lucerna.
[4]
Direi di no, non dobbiamo risalire alla base latina lucerna arnese per illuminare, ma a losa pietra (è a tutti nota la pietra di Luserna usata largamente per lastricare), dal celtico *lausa pietra, che sopravvive nel piem. losa, e in toponimi vari, Madonna delle Losa (Torino), La Losa (Val di Stura), Loséra (Valsesia), e anche Losanna.
[5]
Mi spedisce una e-mail una lettrice che si firma Anna chiedendomi perché mai la tangente estorta da organizzazioni mafiose e camorristiche era ed è ancora chiamata pizzo.
[6]
Si tratta di una voce siciliana che dovrebbe essere nata nell´ambiente carcerario, perché le organizzazioni malavitose, mafia o camorra, facevano pagare a chi entrava in carcere lu pizzu, cioè il posto dove ci si coricava.
[7]
U pizzu sarebbe dunque il posto-letto, il posto dove si deve dormire, che prende questo nome dal capizzu, il capo del letto, il capezzale.
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A meno che, come alcuni propongono, si debba ricorrere per la spiegazione a pizzu nel significato di becco degli uccelli, in particolare al siciliano fari vagnari u pizzu, far bagnare il becco, chiedere un’offerta modesta per un modesto rinfresco, come poteva essere la richiesta di un bicchiere di vino a compenso di un lavoro.
[9]
Torno in Piemonte.
[10]
Un lettore di Mondovì mi chiede perché in dialetto piemontese (i)ntré, rivolto a qualcuno come insulto, significa zoticone, stupido. Viene dal latino integer, aggettivo riferito, come Cicerone attesta, allo scolaro, all’integer discipulus, cioè al novizio, allo studente onesto, poco intraprendente, spesso poco intelligente, insomma un minchione.
[11]
Da Bologna mi arriva una e-mail a firma Ettore che mi chiede se la sua città ha a che vedere col verbo sbolognare, disfarsi di un qualcosa, appioppare, smerciare, smaltire, affibbiare, gabbare, ingannare.
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Forse nasce da uno scambio di gentilezze tra veneziani e bolognesi.
[13]
A Bologna s’usava il detto venezián largh ed bocca, stret ed man, che i veneziani devono aver ricambiato con quel loro modo me son sbologná, nel senso di ho spacciato a Bologna, ho venduto per cosa buona ciò che non vale nulla.
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Chiudo con la richiesta di un lettore di Lugano amante del ciclismo.
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Vuole sapere perché al primo in classifica nel giro Italia si fa indossare la maglia rosa.
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Lidea fu suggerita dal colore della carta del giornale La gazzetta dello sport che ebbe l’idea di organizzare la gara.
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Dicono che sia avvenuto sul modello della maglia gialla del Tour, che si rifaceva al colore del giornale organizzatore: ma L’équipe, che io sappia, non è mai stato giallo.
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beccaria@cisi.unito.it

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