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Maarten Janssen, 2014-
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Il cavallo di battaglia è finito sul palcoscenico
Language column
Parole in corso
Author
Gian Luigi Beccaria
Date
17
febbraio
2001
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[1]
La
lingua
vive
di
una
continua
osmosi
,
le
parole
passano
dal
gergo
specialistico
all’
uso
comune
.
[2]
Si
veda
ad
esempio
scoprire
le
carte
,
tirare
la
volata
,
gettare
la
spugna
[3]
UNA
lingua
si
arricchisce
chiudendosi
ed
aprendosi
.
[4]
Prima
si
settorializza
,
si
stabilizza
in
circuiti
chiusi
,
in
lessici
professionali
,
in
codici
corporativi
,
poi
si
apre
alla
lingua
comune
.
[5]
L’
italiano
“
arrivare
”
nasce
dal
latino
adripare
“
giungere
a
riva
”
,
un
verbo
usato
in
un
primo
tempo
soltanto
dai
marinai
,
passato
in
seguito
a
un
ambito
più
vasto
.
[6]
È
proprio
di
questa
osmosi
continua
dallo
specialistico
al
comune
che
la
lingua
oggi
come
ieri
si
rinnova
.
[7]
Il
“
cavallo
di
battaglia
”
,
cioè
“
la
materia
,
l’
argomento
di
cui
uno
si
sente
assolutamente
padrone
”
,
è
metafora
adottata
dalla
parlata
teatrale
:
si
tratta
dell’
opera
,
o
scena
,
monologo
o
assolo
in
cui
l’
artista
esprime
al
massimo
le
sue
qualità
.
[8]
Ma
in
origine
era
soltanto
la
gente
d’
armi
ad
usare
quest’
espressione
,
nei
tempi
in
cui
le
sorti
di
un
combattimento
dipendevano
dal
cavallo
:
quello
citato
altro
non
era
che
il
cavallo
del
condottiero
addestrato
alla
battaglia
,
il
migliore
,
il
più
sicuro
,
il
più
obbediente
,
capace
di
condurre
il
padrone
nel
folto
della
mischia
e
ricondurlo
a
casa
sano
e
salvo
.
[9]
Esempi
se
ne
possono
fare
a
iosa
:
dall’
aeronautica
il
“
decollo
”
di
una
riforma
;
dal
cinema
la
“
rapida
carrellata
”
,
la
“
panoramica
”
,
il
“
primo
piano
”
;
dal
militare
“
segnare
il
passo
”
,
o
“
sparare
a
zero
”
.
[10]
Penso
a
quanto
è
dovuto
ai
giocatori
di
carte
:
“
passare
la
mano
”
(
in
origine
voleva
dire
rinunciare
al
proprio
turno
di
gioco
)
,
“
rispondere
picche
”
,
cioè
con
un
rifiuto
,
“
scoprire
le
carte
”
,
“
scoprire
il
gioco
”
,
“
contare
come
il
due
di
briscola
”
,
o
“
come
un
due
di
coppe
”
,
“
avere
l’
asso
nella
manica
”
.
[11]
Da
principio
furono
soltanto
i
giocatori
di
biliardo
a
chiamare
“
acchito
”
la
“
prima
”
mossa
quando
si
spinge
la
palla
verso
la
sponda
cercando
di
farla
fermare
in
un
punto
che
crei
problemi
all’
avversario
,
poi
“
di
primo
acchito
”
passò
all’
uso
comune
nel
senso
di
“
al
primo
tentativo
,
subito
”
.
[12]
Moltissimo
dobbiamo
alla
terminologia
tecnica
dello
sport
:
dalla
boxe
“
essere
”
o
“
mettere
alle
corde
”
,
“
mettere
k
.
o
.
”
,
“
colpo
basso
”
,
“
lavorare
di
anticipo
”
,
“
gettare
la
spugna
”
;
dal
ciclismo
“
seguire
la
ruota
”
,
“
avere
la
maglia
nera
”
,
“
un
buon
piazzamento
”
,
“
lasciare
in
surplace
”
,
“
seminare
gli
avversari
”
,
“
équipe
”
,
“
défaillance
”
,
“
sprint
”
,
“
exploit
”
,
“
dare
forfait
”
,
“
outsider
”
,
“
meeting
”
,
un
“
forcing
”
,
“
tabella
di
marcia
”
;
è
passato
alla
politica
il
“
portaborracce
”
,
“
tirare
la
volata
a
qualcuno
”
,
la
riforma
“
in
dirittura
d’
arrivo
”
,
che
può
“
scatenare
la
bagarre
”
,
e
assistiamo
spesso
ad
un
“
sorpasso
”
.
[13]
Insomma
,
il
mosaico
di
una
lingua
è
fatto
di
settori
per
un
verso
chiusi
su
se
stessi
(
i
linguaggi
tecnici
,
specialistici
,
scientifici
)
che
in
molti
casi
si
aprono
alla
lingua
comune
,
e
la
sommuovono
,
l’
arricchiscono
,
diventano
sorgenti
perenni
di
sempre
nuove
metafore
,
di
sempre
nuove
applicazione
ed
estensioni
.
[14]
beccaria@cisi
.
unito
.
it
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