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Maarten Janssen, 2014-
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La bistecca di Firenze a Bologna è una braciola
Language column
Parole in corso
Author
Gian Luigi Beccaria
Date
27
gennaio
2001
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[1]
La
lingua
italiana
conosce
vistose
varianti
regionali
:
così
le
dolci
bugie
del
Piemonte
in
Lombardia
sono
chiacchiere
e
in
Emilia
diventano
sfrappole
[2]
LA
lingua
italiana
conosce
vistose
varianti
da
una
regione
all’
altra
.
[3]
Varia
innanzitutto
la
pronuncia
(
un
italiano
di
pronuncia
standard
è
una
realtà
linguistica
astratta
,
comunque
nettamente
minoritaria
:
ne
parleremo
)
e
variano
le
parole
.
[4]
Se
uno
dice
«
il
telefono
bussa
»
invece
di
suona
,
siamo
in
Campania
.
[5]
Se
senti
dire
«
bozzo
»
e
non
«
bernoccolo
»
con
ogni
probabilità
ci
troviamo
a
Roma
.
[6]
Soprattutto
per
certi
oggetti
casalinghi
non
abbiamo
un
nome
nazionale
.
[7]
L’
ampia
tazza
senza
manico
dove
da
ragazzi
ci
si
faceva
quelle
laute
zuppe
di
latte
è
tanto
ciotola
quanto
scodella
.
[8]
E
sono
ugualmente
intercambiabili
piatto
fondo
e
fondina
,
che
hanno
pure
nome
di
scodella
,
o
piatto
cupo
e
non
fondo
nell’
alta
valle
del
Tevere
,
tra
Umbria
e
Toscana
,
con
propaggini
nelle
Marche
.
[9]
E
pensate
ai
nomi
delle
erbe
aromatiche
o
(
per
restare
ancora
in
cucina
)
commestibili
,
e
ai
nomi
dei
pesci
,
dei
funghi
?
[10]
Basta
vedere
la
ghiotta
conclusione
gastronomica
di
«
Linea
verde
»
,
trasmissione
televisiva
domenicale
,
con
tutto
quel
fiorire
degli
infiniti
nomi
regionali
dei
cibi
d’
Italia
.
[11]
Ciò
che
non
ha
nome
commerciale
,
industriale
,
e
i
mezzi
di
comunicazione
di
massa
non
trattano
se
non
per
eccezione
,
continua
la
sua
vivace
esistenza
appartata
,
regionale
.
[12]
Il
dolce
tipico
di
carnevale
,
una
pasta
dolce
fritta
nell’
olio
,
ha
nomi
diversi
a
seconda
delle
regioni
:
bugie
,
e
risole
in
certe
zone
del
Piemonte
,
galani
nel
Veneto
,
chiacchiere
,
lattughe
in
Lombardia
,
sfrappole
in
Emilia
.
[13]
Dei
dolci
,
soltanto
quelli
che
hanno
nome
industriale
(
panettone
,
pandoro
,
panforte
)
hanno
denominazioni
nazionali
.
[14]
Il
resto
è
un
dolcissimo
mosaico
colorito
di
forme
di
gusti
e
di
nomi
,
dai
cavallucci
di
Macerata
ai
birbanti
dell’
Umbria
ai
fiadoni
trentini
ai
maritozzi
romani
ai
bicciolani
vercellesi
.
[15]
I
crumiri
sono
diventati
parola
nazionale
soltanto
da
poco
,
da
quando
si
è
cominciato
a
produrli
su
scala
industriale
.
[16]
L’
italiano
pullula
di
sinonimi
territoriali
,
in
conflitto
tra
loro
.
[17]
Confesso
che
a
seconda
della
città
in
cui
mi
trovo
,
quando
entro
in
cartoleria
non
so
mai
se
debbo
chiedere
una
scatola
di
graffette
o
fermagli
,
mollette
,
pinzette
,
spillette
,
o
magari
,
familiarmente
ciappe
,
ciapppette
.
[18]
In
Italia
,
a
seconda
dei
luoghi
,
si
sbuccia
,
si
pela
,
si
monda
.
[19]
Una
minestra
con
poco
sale
è
,
a
seconda
dalle
regioni
,
insipida
,
scipita
,
sciocca
,
dolce
,
insulsa
.
[20]
La
bistecca
di
Firenze
è
la
braciola
di
Bologna
,
che
a
Bari
invece
è
il
nome
dell’
involtino
.
[21]
Dal
salumiere
ordini
,
a
seconda
delle
regioni
,
lonza
o
capicollo
.
[22]
A
Firenze
chiami
fornaio
quel
che
a
Torino
diciamo
panettiere
.
[23]
Al
Nord
invece
di
trapunta
dicono
imbottita
,
in
Toscana
granata
invece
di
scopa
,
e
cencio
invece
di
straccio
,
a
Roma
menare
e
non
battere
,
al
Sud
imparare
e
non
insegnare
,
salire
invece
di
portar
su
,
tenere
per
essere
.
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