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I modi di vita cambiano con sempre maggior rapidità, ma resistono i modi di dire ispirati a metafore rurali:
cerchiamo sempre l’ago nel pagliaio e ungiamo le ruote
SIAMO entrati nel Duemila, con modi di vita che stanno cambiano vorticosamente, ma la mutante lingua italiana, come tutte le lingue del resto è in sostanza mutata assai poco, continua ad aprirsi al nuovo restando saldamente ancorata al passato.
L’italiano per un verso sembra ancora vivere in cascina. La civiltà contadina sepolta resiste tuttavia, sopravvive tenace nelle frasi idiomatiche d’uso più comune. Continuiamo, parlando, a rimuovere secoli di pensieri e di metafore rurali: manteniamo tra le pieghe i sapori, i modi della vita defunta continuando a “cercare l’ago nel pagliaio” (anche se di pagliai non c’è più ombra nelle nostre campagne) e ad “essere dritti come fusi” anche se non si fila più a mano; carri e buoi sono ormai ricordo, ma, ancora: si “ungono le ruote” si è “l’ultima ruota del carro”, si “mette il carro davanti ai buoi”, si va a “chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati”.
E, come se si fosse pastori intenti a mollare la corda a pecora o capra perché bruchi più erba intorno a sé, si continua a “dar corda”, a “dar spago” a qualcuno, e… si “piange come un vitello”, si “scrive come una gallina”, c’è chi ben “conosce i propri polli”, c’è la mamma che “fa la chioccia”, c’è chi è “un pulcino bagnato”, e chi “dorme della grossa”, che era la terza, profonda dormita, la più lunga, dei bachi da seta d’un tempo, quelli che le nostre nonne allevavano in casa.
Ora l’apporto del mondo rurale defunto si è interrotto. Altre le fonti moderne per nuovi apporti. Mi limito ai mezzi di locomozione.
Prima c’è stato il cavallo ad aver prestato alla lingua corrente modi del tipo “mordere il freno”, “perdere le staffe”, “prendere le redini”, “a briglia sciolta”, “tenere il piede in due staffe”, “il bicchiere della staffa”.
Accanto al cavallo, imbarcazioni e vie dell’acqua: “andare a gonfie vele”, “col vento in poppa” o “controcorrente”, “essere in alto mare” o “sulla cresta dell’onda”, “tirare i remi in barca”, “tagliare la corda”, “filarsela”, “perdere la tramontana”, o “la bussola” o magari “la trebisonda”.
Infine l’automobile, che è entrata a far parte integrante della nostra vita quotidiana. Il lessico del motore a scoppio si è fatto metafora corrente: chi non è perfettamente a suo agio non “ingrana”, non “carbura bene”, “batte in testa”, è “sfasato”, ha le “batterie scariche”, chi si eccita più del dovuto può “imballarsi”, essere “su di giri”; c’è chi “parte in quarta”, chi va “in presa diretta”, “a tutto gas”, chi “sbiella”, chi “sballa”, o è “fuso”, o ha “grippato”. Chi si innamora perdutamente prende una “sbandata”, il buon bevitore “fa il pieno”, c’è chi necessita di una “iniezione di super”, c’è la ragazza “super”, per essa si ha un “ritorno di fiamma”.
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