Sentence view

Al leggendario «Times» di Londra il record degli errori di stampa

Language columnIn altre parole
AuthorGiulio Nascimbeni
Date 29 gennaio 1990
NewspaperCorriere della sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
Page11
Column2-6


[1]
di GIULIO NASCIMBENI
[2]
Decidetevi.
[3]
Con questo sferzante imperativo rivolto alla categoria dei giornalisti, il lettore Emilio Corelli di Varese pone un problema davanti al quale l’amletico «essere o non essere» diventa, come avrebbe detto Totò, «una quisquilia, una pinzillacchera».
[4]
Sto scherzando, e prego il signor Corelli di non considerarmi impertinente.
[5]
Ma il suo «decidetevi», scritto all’inizio e alla fine della lettera che mi ha mandato, è veramente di tono un po' eccessivo.
[6]
Si tratta di questo: durante il recente congresso missino di Rimini, i giornali hanno frequentemente nominato nei titoli e nei testi il partito, che prima era di Fini e adesso è di Rauti.
[7]
Ebbene lamenta il lettore Corelli «ho visto nello stesso articolo, anche a distanza di un paio di righe, usare indifferentemente sia la forma il Msi che la forma l’Msi. Qual è quella sbagliata?».
[8]
Segue una quasi invettiva contro, «l’approssimazione, l’imprecisione e la faciloneria», di cui le nostre povere cronache darebbero pressoché quotidiana testimonianza.
[9]
Non so se il decisionismo (che non è, come molti credono, una parola inventata di recente, ma una teoria del politologo tedesco Cari Schmitt, nato nel 1888 e morto nel 1985) sia applicabile alle questioni della lingua.
[10]
Infatti, sia il Msi che l’Msi hanno una loro giustificazione: nel primo caso, è ovvio che la sigla vale per «il Movimento sociale italiano»; nel secondo caso, si preferisce la lettura alfabetica compitata che come risultato «l’emme esse-i», con il conseguente passaggio dall’articolo «il» all’articolo «lo» apostrofato.
[11]
Accade qualcosa del genere anche con l’usatissimo «Sos»: alcuni scrivono il Sos, altri l’Sos.
[12]
Quanto alla scelta personale tra questi dilemmi, sono favorevole alla forma con l’articolo «il» e credo che la ragione sia questa.
[13]
Il problema non si pone per il Msi o l’Msi che non saranno mai impiegati al plurale.
[14]
Ma il Sos o l’Sos, tenendo conto che l’appello delle navi in pericolo è ripetuto più volte, diventano necessariamente plurali.
[15]
E allora, se ci si serve al singolare dell’articolo «lo» apostrofato, si dovrà cadere nell’errore di un improponibile gli Sos?
[16]
È la giornata dei lettori arrabbiati.
[17]
Il signor Franco Favretti di Milano m’invita a «deprecare pubblicamente l’abusiva applicazione» del termine mister, come sostituto di trainer, per indicare l’allenatore di una squadra di calcio: il mister Trapattoni, il mister Sacchi, il mister Radice...
[18]
Il lettore vorrà ammettere che non si tratta di una novità: già verso la fine degli anni Cinquanta, mister compare nelle cronache sportive: Soltanto il povero e grandissimo Nereo Rocco sfuggì all'etichetta e continuò a essere deliziosamente chiamato paron.
[19]
Del resto, anche i dizionari registrano, tra i significati di mister, quello di «appellativo dell’allenatore o del direttore tecnico».
[20]
Insomma, non me la sento di aderire alla richiesta del lettore Favretti e non intendo «deprecare, pubblicamente».
[21]
Ben più triste destino ha avuto questa parola, il cui primo significato è, come tutti sappiamo, «signore».
[22]
Vediamo fotografie, leggiamo articoli che ci parlano, ad esempio, dell’elezione di Mister Muscolo.
[23]
E proprio il caso di applicare un così elegante e nobile vocabolo a quelle masse di muscoli in procinto di esplodere?
[24]
In questo caso , viene voglia di «deprecare».
[25]
Ho avuto più volte questa tentazione: pubblicare le lettere che segnalano errori di stampa apparsi sul «Corriere» e su altri giornali.
[26]
Perché ho resistito a questa tentazione?
[27]
Non per carità di categoria professionale o di azienda: gli errori fanno parte del mestiere, in loro c’è spesso qualcosa d'ineluttabile.
[28]
La vera ragione è un’altra: se io pubblicassi tutte le segnalazioni che ricevo, questa rubrica sparirebbe.
[29]
O meglio: non potrei dare posto a nient’altro.
[30]
Tutto lo spazio che mi è concesso sarebbe un elenco (talora molto divertente, lo ammetto) di quei tranelli, di quelle vocali spostate, di quelle misteriose consonanti piovute chissà da dove, che stravolgono il senso di una frase.
[31]
Ho preso una decisione.
[32]
Rendere nota ai lettori una versione giornalistica del «peggio che non è mai morto», consolarli (e consolarmi) con un esempio clamoroso.
[33]
Scorrendo quel prezioso libro che è II Guinness dei primati 1990 (ed. Mondadori), ho scoperto che esiste anche un record degli errori di stampa apparsi su un giornale.
[34]
Questo giornale è nientemeno che il leggendario The Times.
[35]
A pagina 19 del numero datato 22 agosto 1978, il quotidiano inglese riuscì a collezionare 97 (ripeto: 97) errori in una sola colonna: si trattava di un articolo riguardante la successione di papa Paolo VI, morto il 6 di quello stesso mese.
[36]
Neintaltro da aggiungere: spero che, d’ora in avanti, molto ci sarà perdonato.

Text viewParagraph view