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A spiegate vele

Language columnIn altre parole
AuthorGiulio Nascimbeni
Date 26 settembre 1993


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di GIULIO NASCIMBENI

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La rubrica del 29 agosto scorso era dedicata ai crescenti trionfi linguistici della parola esubero. Dicevo, fra altre considerazioni, che si tratta, a mio giudizio, di una brutta parola. O meglio precisavo «di una parola brutta, considerando che la posizione di un aggettivo, messo prima o messo dopo, può alterare il significato».

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due lettori (Sergio Bastianelli di Como e Zeno Frattina di Bologna) mi scrivono chiedendomi di spiegare meglio e più distesamente questa affermazione. Lo faccio volentieri con laiuto prezioso di un libro di Mauro Magni (Lingua italiana e giornali doggi), edizioni Miano, pagine 239, I lire 30.000), che dedica al problema un capitolo che sintitola severamente «Confusione di concetti e d’idee».

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«Un conto è spiega Magni il nero inchiostro, altra cosa è l’inchiostro nero; e si dirà: la bianca neve, ma neve marcia, neve farinosa. Ecco perché si dice la seduta plenaria del consiglio damministrazione, è non si può dire la plenaria seduta». La regoletta fondamentale dovrebbe essere questa: laggettivo si antepone se è «un di più», un pleonasmo, si pospone se aggiunge veramente qualcosa di particolare, di diverso, di preciso. Che la neve sia bianca è «un di più» (non si conosce un colore diverso...), che sia farinosa è una precisazione.

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Come in tutte le regole di questo mondo, ci sono ovviamente le eccezioni. Il mio stesso esempio «brutta parola/parola brutta» ne è la prova. Si dovrebbe dire «a vele gonfie», ma nelluso si dice «a gonfie vele», però nessuno si azzarda a cambiare la posizione dellaggettivo in «a vele spiegate». Ve limmaginate una frase «la barca si allontanò a spiegate vele»? O, «il cavaliere arrivò abbattuto sprone», invece dellormai proverbiale «a spron battuto»?

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Insomma, prima di collocare l’aggettivo si faccia mentalmente un piccolo esperimento: si provi ad anteporlo e a posporlo, e luso quasi certamente avrà il predominio. Mauro Magni fa, a questo proposito, un esempio illuminante che merita di passare dalla pratica giornalistica a quella di chiunque abbia o occasione di scrivere.

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La frase o incriminata, apparsa su un quotidiano, è la seguente: «I napoletani esibirono a Fuorigrotta uno striscione ove, in singolare accoppiamento e con cubitali caratteri, era scritto...». Se si può dire «grandi caratteri» perché è pressoché proibito cubitali caratteri al posto di caratteri cubitali? Perché «grande» è aggettivo generico, quasi un prefisso (granduca, grancassa...), mentre cubitale è specifico, deriva dallantica misura lineare, il cubito, che corrisponde a 44,4 centimetri.

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Inezie? Veniali impurità; Può darsi. Ma chi ha deciso per cubitali caratteri, entri in una redazione o in una tipografia, e dica: «Vorrei che il mio articolo fosse composto in corsivo carattere» (anziché in carattere corsivo). Lo prenderanno per matto.


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