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Maarten Janssen, 2014-
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Ma se l’errore diventa un best-seller come imparare a scrivere in italiano?
Language column
In altre parole
Author
Giulio Nascimbeni
Date
22
maggio
1990
more header data
[1]
di
GIULIO
NASCIMBENI
[2]
In
quel
libro
bellissimo
che
è
Fiori
italiani
di
Luigi
Meneghello
,
si
sostiene
che
,
nella
scuola
d’
altri
tempi
,
era
praticata
la
semplicistica
teologia
degli
errori
segnati
in
blu
e
di
quelli
segnati
in
rosso
:
il
blu
come
peccato
mortale
e
il
rosso
come
peccato
veniale
.
[3]
Nessuno
studio
semiologico
,
a
quanto
mi
risulta
,
ha
mai
spiegato
perché
proprio
il
blu
sia
stato
scelto
come
simbolo
dell’
errore
grave
,
e
non
il
rosso
che
evoca
il
sangue
delle
ferite
.
[4]
Probabilmente
(
ma
è
un’
ipotesi
e
niente
più
)
,
con
il
segno
blu
si
rimanda
a
colore
dei
lividi
che
spuntano
sulla
pelle
dopo
una
contusione
.
[5]
In
fondo
,
gli
errori
gravi
hanno
proprio
l’
aspetto
dei
lividi
sul
biancore
dei
fogli
protocollo
.
[6]
Nel
libro
di
Meneghello
si
fa
particolare
riferimento
all’
epoca
del
ginnasio-liceo
dell’
anteguerra
,
ricordato
come
una
specie
di
«
mondo
dello
sbaglio
»
e
con
la
logica
ammissione
che
lo
sbaglio
è
intrinseco
alla
natura
stessa
dell’
imparare
.
[7]
Qual
è
la
differenza
rispetto
ai
tempi
attuali
?
[8]
Facciamo
un
esempio
.
[9]
Chiamato
a
tradurre
dal
latino
l’
espressione
fata
populorum
,
un
ragazzino
scriveva
i
destini
dei
pioppi
.
[10]
Bene
,
anzi
male
.
[11]
Allora
nessuno
parlava
di
ecologia
e
di
movimenti
verdi
,
e
i
destini
dei
pioppi
non
suscitavano
particolare
allarme
come
invece
accade
adesso
.
[12]
Dunque
,
la
traduzione
esatta
,
al
di
là
di
ogni
confusione
di
significato
,
era
i
destini
dei
popoli
.
[13]
Si
rideva
per
questi
errori
?
[14]
Certamente
sì
:
si
rideva
come
si
ride
oggi
.
[15]
Ma
la
risata
,
lo
sfottò
,
la
piccola
vergogna
restavano
chiusi
nel
cerchio
della
scuola
e
poi
li
si
tramandava
oralmente
come
tema
obbligato
per
le
rimpatriate
degli
ex
alunni
:
ti
ricordi
quando
?
[16]
Ti
ricordi
quella
volta
?
[17]
La
distanza
esorcizzava
i
minimi
spettri
di
un
remoto
«
quattro
»
e
di
un’
altrettanto
remota
intemerata
materna
o
patema
.
[18]
Le
cose
sono
cambiate
.
[19]
All’
inizio
degli
anni
Sessanta
,
ebbe
un
buon
successo
la
traduzione
de
La
foire
aux
cancres
di
Jean-Charles
.
[20]
Adesso
,
con
lo
speriamo
che
me
la
cavo
di
Marcello
D’
Oria
(
ed
.
Mondadori
)
,
si
sfondato
il
muro
delle
quattrocentomila
copie
e
gli
autori
di
quei
temi
vivacissimi
e
sgangherati
sono
andati
in
televisione
,
al
«
Maurizio
Costanzo
Show
»
:
purtroppo
,
pare
che
questo
bestseller
dello
strafalcione
debba
finire
in
tribunale
.
[21]
E
non
per
la
violata
«
privacy
»
dei
ragazzini
,
ma
per
più
prosaiche
ragioni
legate
ai
diritti
d’
autore
.
[22]
Intanto
,
è
apparsa
la
nuova
edizione
di
Fiori
di
banco
,
a
cura
della
maestra
Ada
Treré
Ciani
(
ed
.
Bompiani
)
.
[23]
Nel
libro
sono
raccolti
pensierini
di
questo
tipo
:
«
il
contadino
lavora
i
campi
con
la
valanga
»
;
«
il
mio
babbo
faceva
il
maiale
e
mio
zio
lo
aiutava
»
;
«
letargo
vuol
dire
quando
cadono
gli
animali
»
.
[24]
Il
«
mondo
dello
sbaglio
»
è
uscito
dalle
pareti
della
scuola
:
con
quali
risultati
?
[25]
La
prima
risposta
potrebbe
essere
questa
:
con
il
risultato
di
affiancarsi
alla
letteratura
umoristica
tenendo
d’
occhio
il
cosiddetto
«
sociale
»
.
[26]
Negli
errori
,
nelle
confusioni
dei
vocaboli
,
nelle
grottesche
assonanze
,
nei
dominanti
dialettismi
,
si
manifesterebbe
un
quadro
di
arretratezza
,
capace
di
suscitare
ilarità
e
.
al
tempo
stesso
,
di
denunciare
un
degrado
.
[27]
L’
uso
sempre
più
frequente
dell’
aggettivo
«
sgarruppato
»
(
tratto
da
Io
speriamo
che
me
la
cavo
e
che
significa
«
disastrato
,
sporco
»
)
conferma
la
nostra
ipotesi
:
nei
temi
di
quei
bambini
napoletani
,
«
sgarruppato
»
sintetizza
una
situazione
di
sfascio
,
ma
rimane
un
vocabolo
ad
alto
indice
di
divertimento
.
[28]
Ci
può
essere
un’
altra
risposta
,
a
mio
giudizio
.
[29]
Nel
«
mondo
dello
sbaglio
»
stampato
e
diffuso
,
molti
lettori
trovano
un’
eco
delle
loro
remote
e
cruente
battaglie
con
la
grammatica
e
la
sintassi
:
un’
eco
che
si
trasforma
in
silenziosa
assoluzione
.
[30]
Se
l’
errore
è
un
bestseller
,
perché
continuare
nei
vaghi
rimorsi
,
negli
intimi
imbarazzi
?
[31]
Perché
?
[32]
La
teologia
del
blu
e
del
rosso
ha
trasferito
i
propri
dogmi
negativi
nella
grande
abbuffata
del
successo
.
[33]
Quanto
ai
sostenitori
di
un
generale
peggioramento
della
scrittura
,
questo
,
come
si
è
soliti
dire
,
è
un
altro
discorso
.
[34]
Mi
spiace
deludere
i
lettori
che
si
sono
affrettati
a
segnalare
l’
apparizione
del
neologismo
«
leghista
»
dopo
il
successo
elettorale
delle
Leghe
.
[35]
«
Leghista
»
era
finora
scarsamente
usato
,
ma
non
è
nuovo
.
[36]
I
dizionari
lo
registrano
con
l’
ovvio
significato
di
«
chi
fa
parte
d’
una
lega
o
la
sostiene
»
.
[37]
Non
è
registrato
,
invece
,
il
naturale
derivato
di
«
lega
»
e
«
leghista
»
,
e
cioè
«
leghismo
»
,
con
quel
suffisso
«
ismo
»
che
serve
per
la
formazione
di
voci
dotte
di
valore
astratto
:
«
leghismo
»
,
insomma
,
come
romanticismo
o
marxismo
,
impressionismo
o
garantismo
.
[38]
È
facile
prevedere
che
presto
si
porrà
riparo
,
considerando
che
il
vocabolo
è
ormai
largamente
presente
nelle
cronache
politiche
e
di
costume
.
[39]
Con
l’
immancabile
e
doveroso
saluto
all’
ombra
di
Luigi
Capuana
che
,
esattamente
novantadue
anni
fa
,
scrisse
un
saggio
sugli
«
ismi
contemporanei
»
.
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