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Che miracolo all’Inps. Finisce il burocratese

Language columnIn altre parole
AuthorGiulio Nascimbeni
Date 22 febbraio 1990
NewspaperCorriere della sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
Page17
Column2-4


[1]
di GIULIO NASCIMBENI
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L’antefatto.
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Nella rubrica del 13 gennaio scorso, avevo segnalato una «perla» del burocratese, contenuta in un modulo dell’Inps destinato alla richiesta degli assegni familiari per i figli.
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Forse nell’intento, dibattere il record dell’ovvietà, il modulo precisa che «la dichiarazione dell’altro genitore non deve essere rilasciata se la domanda è presentata da genitore vedovo».
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La segnalazione è arrivata sul tavolo del presidente dell’Inps, Mario Colombo, che mi ha scritto ringraziando anche per l’ironia che accompagnava inevitabilmente quel rilievo.
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La lettera del presidente Colombo rimarrebbe un semplice (ma rarissimo per la pubblica amministrazione) esempio di cortesia, se non fosse accompagnata dalla notizia che l’Inps «sta procedendo a una revisione di tutta la modulistica in uso, nel quadro di un programma di rinnovamento e modernizzazione delle forme e dello stile nei rapporti sia con gli assicurati e i pensionati, sia con le aziende».
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Sembra di sognare.
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E sogno probabilmente sarebbe se il presidente Colombo non mi avesse mandato alcuni esempi pratici di come l’Inps stia attuando questa piccola rivoluzione linguistica.
[9]
C’è un’iniziativa che si chiama «Operazione Pensione Subito», presentata da una «lettera circolare».
[10]
Questa parola, «circolare», richiama immediatamente al nostro pensiero enigmi, toni vagamente minacciosi, vertiginose astrazioni, richiami a leggi e altre «circolari» perdute nella grigia polvere del tempo.
[11]
Niente di tutto questo.
[12]
Il tono è diverso fin dall’inizio: «Tra breve Lei raggiungerà l’età prevista per ottenere la pensione di vecchiaia. Se ha deciso di andare in pensione al compimento dell’età, potrà ottenere quanto Le spetta senza ritardi, collaborando con noi all’Operazione Pensione Subito».
[13]
E ancora: «Come vede, insieme a, questa lettera, Lei ha ricevuto un riepilogo dei contributi che risultano registrati a Suo favore nei nostri archivi e un modulo con il quale Lei potrà chiedere la pensione e fornirci le altre notizie necessarie per un quadro completo della Sua posizione assicurativa».
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Il tutto concluso da «Cordiali saluti».
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Preciso subito che le maiuscole di «Lei», «Le», «Suo» e «Sua», sono presenti nella «circolare».
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Sarà un sintomo ininfluente e minimo, ma insomma, se un Ente pubblico ci tratta formalmente come persone di riguardo, ci sentiamo un po’ più cittadini e un po’ meno sudditi.
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Non accadrà nulla?
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Le pensioni continueranno ad essere irraggiungibili come miraggi?
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Non sono in grado di rispondere.
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Ma se il deprecato burocratese cede finalmente a una volontà di chiarezza (e in questo caso chiarezza diventa sinonimo di correttezza), perché non dire che l’impresa è giusta e meritevole?
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Nella sua lettera, il presidente Colombo informa che questa iniziativa è «già avviata in alcune sedi dell’Istituto e in corso di estensione a tutto il territorio nazionale».
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Faccia presto, presidente, prima che riprendano il sopravvento le «penne sciaguratissime»; immagine, quest’ultima, sempre attualissima che risale al 1804 e fu coniata da Vincenzo Monti in un discorso all'Università di Pavia.
[23]
Tre lettori (Saverio Bovi di Napoli, Franco Pintacuda di Como e Aldo Bicetto di Milano) segnalano il triste ritorno della parola «figicini» (ma qualcuno scrive anche «figgiccini»), a proposito delle vicende riguardanti il Partito comunista.
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È il caso di ricordare che questo neologismo ha un’efferata variante in «figiciotto».
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Si tratta, com’è noto, di espressioni usate nel linguaggio giornalistico e politico per indicare gli iscritti alla Federazione giovanile comunista italiana.
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In «Passaparola» di Giuseppe Pittàno (Edizioni del Sole24 Ore, 1987), «figiciotto» è registrato come «una definizione inventata dagli autonomi per designare, con una punta d’ironia e di sarcasmo, gli appartenenti alla Fgci».
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Sebastiano Vassalli, nel suo libro «Le parole degli anni Ottanta» (Zanichelli, 1989), condanna come orrendo «figiciotto» e trova più legittimo e patetico «figicino».
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Bruttezza a parte, vorrei notare che le stesse lettere di Fgci si trovano, con un lieve spostamento, nella sigla della Federazione italiana gioco calcio: Figc.
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Proprio nell’anno del mondiale, chiameremo «figicini» anche i dirigenti, gli allenatori, i calciatori?
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Speriamo di no.
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Speriamo di evitare questa ennesima confusione, cercando di non arrivare al «figicino» che tira o para un rigore.
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La decisione da prendere è, ovviamente, una sola: abolire dai giornali questa parola e le sue deprecabili varianti, tornare ai «giovani comunisti» e niente più.
[33]
In qualche modo, la lingua italiana saprà dimostrare la sua riconoscenza.

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