Chair
Contact
Login
TEITOK
Digital Corpus Library
TEITOK
CronIT
Available Corpora
CronIT
Home
Search
Browse
Powered by
<TEI:TOK>
Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Il trobolo nella Grande Mela
Language column
In altre parole
Author
Giulio Nascimbeni
Date
21
novembre
1993
more header data
[1]
di
GIULIO
NASCIMBENI
[2]
Penso
ai
tanti
film
di
Hollywood
in
cui
i
personaggi
sono
italo-americani
.
[3]
Il
doppiaggio
dei
dialoghi
ha
,
di
solito
,
effetti
esilaranti
:
cadenze
quasi
sempre
meridionali
,
strafalcioni
,
un
tono
tra
il
macchiettistico
e
il
caricaturale
.
[4]
Ma
ora
è
uscito
un
libro
,
Una
lingua
perduta
e
ritrovata
di
Hermann
W
.
[5]
Haller
(
ed
.
La
Nuova
Italia
,
pagine
200
,
lire
26
.
000
)
,
la
cui
tesi
di
fondo
è
questa
:
l
’
italiano
d'
oltremare
dovrebbe
essere
considerato
un
bene
culturale
serio
perché
—
come
scrive
Raffaele
Simone
nella
premessa
—
«
l
’
italiano
degli
Stati
Uniti
,
la
varietà
degli
emigranti
di
origine
italiana
,
non
è
fatta
solamente
di
c
arr
o
per
dire
‘
automobile
’
o
di
marchetta
per
dire
‘
mercato
’
:
è
fatta
anche
di
tradizioni
gelosamente
conservate
,
di
investimenti
affettivi
profondi
»
.
[6]
L’
autore
,
Herman
W
.
[7]
Haller
,
svizzero
di
origine
,
insegna
la
nostra
lingua
e
la
nostra
letteratura
alla
City
University
di
NewYork
,
e
ha
condotto
ricerche
e
analisi
durate
dieci
anni
nell
’
area
della
«
Grande
Mela
»
.
[8]
Nello
spazio
di
questa
rubrica
,
non
è
possibile
dare
conto
di
tutte
le
sfaccettature
del
materiale
raccolto
da
Haller
.
[9]
Basti
pensare
che
sono
in
gioco
la
lingua
madre
,
cioè
l
’
italiano
,
i
dialetti
e
l
’
inglese
:
un
crogiolo
nel
quale
c
’
è
il
rischio
incombente
di
ustionarsi
.
[10]
È
difficile
sfuggire
,
però
,
a
certe
tentazioni
.
[11]
Se
penso
alla
precedente
rubrica
(
«
Corriere
»
del
7
novembre
)
,
nella
quale
ho
riportato
alcuni
esempi
di
neologismi
coniati
per
sostituire
le
parole
straniere
,
non
resisto
adesso
alle
tentazioni
del
pidgin
,
vocabolo
inglese
che
indica
una
lingua
nata
dall
’
incontro
fra
due
altre
lingue
.
[12]
Non
arrivo
,
sia
chiaro
,
al
sostantivo
«
pidginizzazione
»
e
all’
aggettivo
«
pidginizzato
»
usati
dal
professor
Haller
,
ma
il
pidgin
è
una
realtà
,
come
dice
lo
stesso
Haller
,
da
cui
nascono
parole
italoamericane
,
«
risultato
del
contatto
e
dello
scambio
fra
due
mondi
e
della
necessità
immediata
di
comunicare
»
.
[13]
Oltre
a
ca
rro
e
marchetta
,
già
citati
da
Raffaele
Simone
,
ecco
aiscrima
(
«
ice
cream
»
/
gelato
)
,
boia
(
«
boy
»
/
ragazzo
)
,
breddi
(
«
bread
»
/
pane
)
,
c
hecchi
(
«
cake
»
/
dolce
)
,
cuntri
(
«
country
»
/
paese
)
,
emina
(
«
ham
»
/
prosciutto
)
,
ghe
ll
a
(
«
girl
»
/
ragazza
)
,
rena
(
«
rain
»
/
pioggia
)
,
ticcia
(
«
teacher
»
/
maestra
)
,
trobolo
(
«
trouble
»
/
guaio
)
,
vuora
(
«
water
»
/
acqua
)
.
[14]
Ma
attenzione
prima
di
sorridere
:
dietro
ognuna
di
queste
forme
di
pidgin
(
e
di
moltissime
altre
che
non
cito
)
,
spuntano
tristi
storie
di
emigrazione
,
di
sradicamento
,
di
aspro
impatto
con
un
mondo
estraneo
e
diverso
.
[15]
Ciò
vale
,
s
’
intende
,
soprattutto
per
i
soggetti
più
anziani
delle
comunità
italo-americane
,
ma
l
’
uso
è
scarso
da
parte
delle
generazioni
più
giovani
.
[16]
Nei
comportamenti
linguistici
in
famiglia
prevalgono
,
semmai
,
i
dialetti
.
[17]
Quanto
uso
del
verbo
«
tenere
»
nel
significato
di
«
avere
»
,
di
«
impararsi
»
per
«
imparare
»
.
.
.
[18]
Quanto
agli
italianismi
,
il
settore
gastronomico
continua
ad
essere
il
più
produttivo
come
fonte
.
[19]
Il
libro
di
Haller
ci
ricorda
che
la
parola
«
lasagne
»
arrivò
in
America
nel
1846
e
«
spaghetti
»
nel
1888
.
[20]
Le
acquisizioni
più
recenti
sono
il
pleonastico
«
pappardelle
pasta
»
,
la
piemontese
«
bagna
caòda
»
.
il
veneziano
«
carpaccio
»
,
le
ambitissime
«
penne
»
.
[21]
Chissà
perché
non
hanno
superato
l
’
esame
di
adozione
le
squisite
«
orecchiette
»
:
i
menu
americani
le
indicano
come
little
ears
.
Text view
•
Paragraph view