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«Voi siete un opportunista»

Language columnIn altre parole
AuthorGiulio Nascimbeni
Date 16 gennaio 1994


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di GIULIO NASCIMBENI
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Il «Corriere» del 5 gennaio, con un articolo di Dino Messina, si e occupato, di un fenomeno, l'opportunismo, che rispunta implacabile in determinati momenti della nostra vita collettiva, ma che non è, sembra giusto dirlo, unesclusiva italiana.
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«Salire sul carro dei vincitori (o dei presunti vincitori)», «correre in soccorso del vincitore» sono metafore che accompagnano soprattutto i periodi di avvicinamento alle elezioni come quello che stiamo attraversando.
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Il crollo di alcuni partiti, in seguito agli scandali di Tangentopoli, ha molto acutizzato la situazione.
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Secondo il «Dizionario etimologico» di Cortelazzo-Zolli (ed. Zanichelli), la parola «opportunismo» appare nella nostra lingua al tempo di Giuseppe Mazzini che ne diede questa definizione: «Comportamento per cui si agisce senza tener conto di principi o ideali, adattandosi alle esigenze presenti in modo da trarne il massimo utile».
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Anche il derivato «opportunista» riconduce a Mazzini il quale, rivolto a un avversario, scrisse: «Voi siete, come oggi barbaramente dicono, un opportunista».
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Perché «barbaramente», cioè con un barbarismo?
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Perché sia «opportunismo» che «opportunista» sono la traduzione dei vocaboli francesi opportunisme e opportuniste, divenuti di moda al tempo di Leon Gambetta che nel settembre 1870. dopo la sconfitta di Sedan e la caduta di Napoleone III, proclamò la repubblica e tentò di organizzare la difesa contro i prussiani vincitori.
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La vera origine non è, però, francese.
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Ancora una volta bisogna riandare al latino e allaggettivo opponunus (che si può trovare scritto anche con una sola «p»), composto di ob, «verso» e di portunus (derivato di portus), vento favorevole che spinge la nave verso il porto.
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Spiegazione conclusa?
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Nemmeno per idea.
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Le parole sembrano fatte apposta per aprire una storia dopo laltra.
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Questo portunus appena citato, se scritto con la maiuscola diventa Portunus, cioè Portunno. il dio protettore dei porti, che aveva un tempio sulle rive del Tevere.
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Portunno (che alcuni scrivono con una sola «n») era, diciamo così, la versione romana del dio greco Palemone.
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E siccome ci piace, quando sia possibile, andare fino in fondo, precisiamo che, nella mitologia, Palemone è indicato come il nipote, per parte di madre, di Cadmo e Armonia, sovrani della città di Tebe.
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Proprio così: quei due personaggi che danno il titolo al bellissimo libro di Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Annonia (ed. Adelphi. 1988).
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Ecco dove ci hanno condotto parole sostanzialmente spregevoli come «opportunismo» e «opportunista».
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Sia chiaro che non avevamo alcuna intenzione di offrire digressioni consolatorie attraverso lantica Roma e la Grecia dei miti.
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E per non lasciare nemmeno unombra di sospetto nel lettore, concludiamo con due eloquentissime citazioni.
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Garibaldi, nelle sue Memorie autobiografiche, affermò che gli opportunisti sono coloro «per cui più l'utilità che la moralità serve di bussola».
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E il vecchio leone Carducci, in una lettera che sembra proprio di questi giorni, scrisse: «La virtù?... La fede?... LItalia opportunista, la scettica Italia, tanto ha abusato ed abusa di coteste parole»

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