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Giocando con il colluso

Language columnIn altre parole
AuthorGiulio Nascimbeni
Date 13 marzo 1994


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di GIULIO NASCIMBENI
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Da più di due anni, da quando si sono alzati veli, coperchi e quantaltro su Tangentopoli, si è quasi quotidianamente letta e sentita la parola «colluso»: avvisi di garanzia, ordini di custodia cautelare per imputati «collusi» con il sistema delle concussioni e delle corruzioni, con il giro truffaldino delle aste e degli appalti, con la logica del finanziamento occulto ai partiti.
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Fatalmente, la parola è passata da Tangentopoli al rapporto con la criminalità organizzata.
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Sono di qualche giorno fa gli arresti di due magistrati e le denunce di alcuni politici e giornalisti «collusi» con la camorra.
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Forse aveva ragione Alberto Savinio quando, nel suo «Hermaphrodito», scrisse che «letimologia è scienza infida».
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Se si dovesse, appunto, stare alletimologia di «colluso» che deriva dal verbo «colludere», bisognerebbe intenderlo in tuttaltro significato rispetto a quello attuale.
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«Colludere», identico allinfinito latino da cui deriva, è composto di cum, «insieme», e di ludere, «giocare, scherzare».
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Sarebbe davvero esilarante se letimologia prevalesse: gli accusati giocavano insieme con i camorristi.
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A che cosa?
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A biliardo?
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A scopa?
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Al calcio tra scapoli e ammogliati?
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Va detto che già in latino si era provveduto ad aggiungere altri significati come «essere daccordo con», e collusor vuole dire sia «compagno di gioco» che «reo di collusione».
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In italiano la parola ha sempre avuto il disonorevole senso attuale fin dai tempi di Bernardo Davanzali (1529-1606), che sarebbe stato il primo a usarla.
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I dizionari definiscono «collusione» come «un accordo segreto fra due o più persone per ottenere vantaggi illeciti, ingannando la fiducia e danneggiando la legittima attività altrui. Per estensione: qualsiasi intesa più o meno segreta e fraudolenta per danneggiare altri; accordo contingente fra partiti politici e organizzazioni sociali ed economiche per scopi inconciliabili con quelli stabiliti dai programmi».
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Ma cè anche un significato che ci toglie da questo fango: ed è quando «collusione» sta per «rapporto, relazione segreta con una persona».
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Se ne ha un alto esempio nella «Farfalla di Dinard» di Eugenio Montale, la deliziosa raccolta di prose uscita nel 1956.
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Il brano s'intitola «Il signor Stapps», uno strano personaggio dorigine boema che custodiva la villa di un americano a Firenze durante gli anni dell'immediato anteguerra.
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Lo Stapps divenne amico del poeta.
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«A sentir lui scrive Montale io ero lunico uomo del mio mondo chegli si degnasse di praticare, sebbene non fosse misantropo e non mancasse di alludere a nobili frequentazioni, a vecchi legami, a intime collusioni con gente di unaltra sfera, internazionale, ora in fuga o sotto sequestro».
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Gente perseguitata in quellepoca di dittature e di orrori?
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Infine, se volete giocare come nellenigmistica con il cambio di vocale, sostituite la «u» di «collusione» con una «i» e avrete «collisione».
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Altri significati, altra etimologia: da cum, «insieme», e laedere, «offendere, danneggiare, colpire».
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Eppure, anche a rischio di uneresia linguistica, mi sembra che alcune recenti «collusioni» siano delle vere e proprie «collisioni» con la buona fede e con le speranze di noi cittadini.

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