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Qualcuno era un abbacante

Language columnIn altre parole
AuthorGiulio Nascimbeni
Date 10 ottobre 1993


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di GIULIO NASCIMBENI

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Come scrive Gian Luigi Beccaria nel suo Italiano antico e nuovo (ed. Garzanti, 1992), «per un potente essere comprensibile e concreto significa farsi subito scoprire, giocarsi la propria forza. Ambiguità e lettura a più livelli, cautela, sono la forza dello scaltro». Da questa esattissima diagnosi deriva una regola, ovviamente riservata ai potenti: usare parole semplici se si vuole lanciare un messaggio ambiguo, usare parole difficili se si vuole dire una cosa facile.

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Dopo tanto uso delle parole difficili per dire una cosa facile («allineamento monetario» al posto di svalutazione, «non abbiente» invece di povero, «terza età» invece di vecchiaia), sta diffondendosi la regola delle parole semplici per dire cose imprecise, carice di allusioni. Qualche esempio? «Ci sarebbe ben altro da indagare», sostiene il politico inquisito. Oppure: «Ben altri dovrebbero essere i provvedimenti», «ben altra la strada da seguire», «si tratta di ben altro». E ci si ferma, lasciando che «ben altro» sfumi nella distanza come un’orizzonte coperto nella nebbia.

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Stesso discorso per «altrove». Sono frequentissime frasi di questo tipo: «La vera spiegazione è altrove», «la radice del male è altrove», ma nessuno la benché minima indicazione per trovare «altrove». Credevamo che soltanto i poeti fossero autorizzati a usare questo avverbio con la vaghezza che spesso è propria della poesia. Ricordate il Pascoli? Cè qualcosa di nuovo oggi nel sole, / anzi dantico: io vivo altrove e sento/ che sono intorno nate le viole.

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Un collega di Repubblica, Gianni Mura, ha pensato che il vizietto dellallusione e dellambiguità meritasse qualche ironico neologismo. E così sono nati benaltrismo e altrovismo, ai quali Mura, che si occupa di calcio, ha aggiunto qualcunismo, prendendo lo spunto dalle dichiarazioni del presidente Matarrese: «Qualcuno ci rema contro, qualcuno gode se la Nazionale fa brutte figure, qualcuno non ci ama». Ma chi è si domanda giustamente Mura questo «qualcuno»? Unentità indefinita come il pronome che la esprime? Possibile che debba valere la legge dellanonimato anche nel parlare di pallone?

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Dai neologismi agli pseudoneologismi, il passo è breve. Devo la segnalazione al lettore Fulvio Biagioni di Milano il quale ha notato che, nella «Piccola pubblicità» del «Corriere», alla rubrica «Club e associazioni», sincontra spesso un avviso che comincia così: «A abbacanti accompagnatrici, affascinanti fotomodelle...». Abbacanti, plurale di abbacante, è un neologismo? E che cosa significa

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La risposta è semplice: non è un neologismo. Esiste un vecchio verbo abbacare, derivato di abbaco, che vuole dire «fare i conti, calcolare con i numeri», ma anche «almanaccare, fantasticare». E credo che proprio a «fantasticare» sia da. ricondurre abbacanti, nel senso di «che fanno fantasticare». Ma prevedo già un'obiezione: perché ricorrere a un verbo in disuso, le cui più recenti citazioni letterarie risalgono al Guerrazzi (1804-1873) e al Tommaseo (1802-1874)?

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Perché gli annunci economici sono in ordine alfabetico e una parola che comincia con «a», e prosegue con due «b» e un'altra «a», passa in testa con maggiori probabilità dessere notata. Le enciclopedie della letteratura, del resto, si aprono con «Abate di Tivoli», di cui si sa soltanto che visse nel Duecento e scrisse tre sonetti.


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