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I «siti» di Internet: anche Dante sapeva «navigare»

Language columnIn altre parole
AuthorGiulio Nascimbeni
Date 09 febbraio 1997


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di GIULIO NASCIMBENI
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Trascrivo dall’edizione 1997 del vocabolario Zingarelli la nuova definizione della voce «sito»: «In Internet, luogo virtuale in cui un utente presenta e offre servizi agli altri utenti della rete».
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Ogni giorno, nel bene e spesso nel male, si parla di Internet, a volte prodigio di conoscenze, a volte motivo di loschi scandali.
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E fa un certo effetto notare come unantica parola («sito» è dei primi del Trecento) sia usata nel linguaggio di un sistema che, soprattutto per noi profani, appare vertiginosamente avveniristico.
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Nata con il significato di «posizione, situazione» e, subito dopo, «località», la voce «sito» ha avuto nel corso dei secoli alcune varianti: in balistica, ad esempio, si parla di «linea di sito» e di «angolo di sito»; in farmacologia, si studia il «sito di azione» di un farmaco.
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Ma nessuna di queste e altre varianti raggiunge la carica, che sembra lecito chiamare rivoluzionaria, che «sito», con sette secoli di vita, possiede attraverso Internet.
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Pongo una domanda: e se tornassimo, sia pur nel breve spazio di questa rubrica, allantico?
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Se «sito» riprendesse il ruolo che ebbe, per citare un fruitore dimmensa importanza, in Dante Alighieri?
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Secondo le occorrenze della Divina Commedia, «sito» compare sette volte nel poema: una nellInferno («Lo sito di ciascuna valle porta»), una nel Purgatorio («Oh settentrional vedovo sito»), cinque nel Paradiso («Ma folgore fuggendo il proprio sito». «E ora , come a sito decreto». «Che pria per me uvea mutato sito», «E più mi fora discoverto il sito», «Casual punto non puote aver sito»).
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Quando è lultima parola dei versi, secondo lo schema delle terzine dantesche, «sito» fa rima con partito e sparito, con disvestito e irretito, con udito e sentito, con stabilito e dito.
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Ora si obietterà che, nel linguaggio di Internet, «sito» risulta essere la traduzione dellinglese «site».
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È vero, ma i versi poco fa citati (e citati anche per questo scopo) dimostrano la sua lunga, gloriosa storia, che discende da un verbo latino della terza coniugazione, «sino, sivi, situm, sinere».
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Non si tratta di rivincite in nome del passato, di ribadire, con il titolo di un famoso libro di Carlo Levi, che «il futuro ha un cuore antico».
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Internet rimane con il suo fascino e le sue ombre.
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Abbiamo voluto soltanto ridare a «sito» lintero, legittimo suo ruolo di parola come sostantivo e, già che ci siamo, anche come aggettivo.
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Questa rubrica, infatti, esce sul «Corriere della Sera» che, come noto, è «sito» in via Solferino 28, 20121 Milano.

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