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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
E un giorno Montale ci ricordò: «Aggiornate il mio “coccodrillo”»
Language column
In altre parole
Author
Giulio Nascimbeni
Date
8
febbraio
1990
more header data
[1]
di
GIULIO
NASCIMBENI
[2]
Gravi
lutti
hanno
colpito
in
questi
mesi
il
mondo
della
letteratura
,
dell’
arte
e
dello
spettacolo
.
[3]
Sere
fa
,
parlando
con
alcuni
amici
,
mi
è
stato
chiesto
se
,
per
ognuno
di
quegli
illustri
scomparsi
,
fosse
già
pronto
il
«
coccodrillo
»
.
[4]
Nessuno
di
questi
miei
amici
lavora
nei
giornali
,
ma
la
loro
domanda
dimostrava
chiaramente
che
una
tipica
espressione
del
gergo
giornalistico
può
essere
ormai
considerata
patrimonio
comune
.
[5]
Del
resto
,
alla
voce
«
coccodrillo
»
,
i
dizionari
riportano
cinque
significati
:
il
feroce
rettile
africano
,
la
pelle
conciata
dello
stesso
rettile
,
il
carrello
adibito
al
trasporto
dei
carri
ferroviari
in
strada
,
il
morsetto
a
pinza
per
collegamenti
elettrici
provvisori
e
,
cito
dal
Garzanti
,
«
la
biografia
commemorativa
di
un
personaggio
ancora
vivente
,
preparata
in
anticipo
affinché
si
possa
pubblicare
tempestivamente
in
caso
di
morte
del
personaggio
»
.
[6]
Non
ha
alcuna
importanza
dire
se
i
«
coccodrilli
»
,
cui
alludevano
i
miei
amici
,
fossero
o
meno
pronti
.
[7]
In
questa
rubrica
,
il
discorso
da
fare
è
un
altro
.
[8]
Nello
scrivere
un
«
coccodrillo
»
mentre
il
protagonista
dell'
articolo
non
è
ancora
morto
(
con
i
verbi
già
al
passato
,
con
il
dovuto
tono
celebrativo
.
.
.
)
,
si
dà
per
scontata
la
nota
credenza
delle
«
lacrime
di
coccodrillo
»
,
intese
come
tardivo
pentimento
o
falsa
commozione
.
[9]
Non
è
certo
,
intanto
,
che
chi
scrive
un
«
coccodrillo
»
lo
faccia
all’
insegna
dell’
indifferenza
.
[10]
Lo
affermo
anche
per
esperienza
personale
:
le
necessità
di
un
giornale
impongono
questi
addii
prefabbricati
,
ma
spesso
,
quando
si
parla
di
un
amico
o
di
un
autore
molto
amato
,
il
velo
del
dolore
è
autentico
e
le
parole
si
dispongono
a
fatica
sulla
carta
come
in
una
preghiera
che
stenti
a
formarsi
e
a
essere
pronunciata
.
[11]
Detto
questo
,
rimane
una
domanda
:
da
quando
l’
idea
del
«
coccodrillo
»
è
abbinata
a
quella
del
pianto
?
[12]
Ho
trovato
la
spiegazione
in
un
libro
uscito
da
poco
,
«
Usi
e
difese
della
lingua
»
di
Bernard
Delmay
(
editore
Leo
S
.
Olschki
,
Firenze
)
,
che
si
occupa
di
molte
espressioni
italiane
in
uso
,
di
cui
però
s’
ignora
l’
origine
:
tanto
per
citare
,
espressioni
come
«
colpo
di
spugna
»
,
«
cane
quarantotto
»
,
«
scheletro
nell’
armadio
»
e
,
appunto
,
«
lacrime
di
coccodrillo
»
.
[13]
Il
primo
ad
usare
questa
espressione
fu
Benedetto
Varchi
(
1503-65
)
,
storico
,
letterato
e
filologo
,
grande
difensore
,
com’
è
noto
,
della
fiorentinità
della
nostra
lingua
.
[14]
Ma
il
Varchi
,
nel
renderla
in
italiano
,
riandava
probabilmente
a
«
una
leggenda
degli
antichi
bestiari
moralizzati
che
Fozio
,
teologo
bizantino
scismatico
del
IX
secolo
,
attesta
nel
suo
“
Myrobiblion
”
.
Secondo
tale
credenza
(
che
non
trova
alcun
riscontro
nei
naturalisti
,
classici
)
,
il
coccodrillo
antropofago
versa
grosse
lacrime
dopo
il
miserando
pasto
»
.
[15]
Anche
Leonardo
da
Vinci
prestò
fede
alla
leggenda
.
[16]
Inoltre
,
nel
«
Libellus
de
natura
anhnalium
»
,
un’
opera
in
latino
databile
fra
il
1200
e
il
1300
,
si
afferma
che
il
coccodrillo
«
se
gli
capita
di
divorare
e
inghiottire
un
uomo
,
immediatamente
si
rattrista
ed
è
triste
per
tutto
il
resto
della
sua
vita
»
.
[17]
Al
Varchi
resta
,
comunque
,
la
primogenitura
della
metafora
italiana
.
[18]
Quanto
a
noi
,
sappiamo
che
il
coccodrillo
non
piange
,
ma
semmai
ha
difficoltà
di
digestione
.
[19]
Ci
comportiamo
,
insomma
,
come
il
cane
della
favola
di
Fedro
:
dei
coccodrilli
non
ci
fidiamo
.
[20]
Quel
cane
beveva
correndo
l’
acqua
del
Nilo
e
un
coccodrillo
gli
disse
:
«
Bevi
con
calma
,
non
correre
,
non
aver
paura
»
.
[21]
Al
che
il
cane
rispose
:
«
Lo
farei
volentieri
,
se
non
sapessi
che
hai
tanta
voglia
di
mangiarmi
»
.
[22]
Intorno
ai
«
coccodrilli
»
giornalistici
c’
è
una
curiosità
che
molti
vorrebbero
veder
appagata
:
i
destinatari
conoscono
i
loro
anticipati
necrologi
?
[23]
Posso
rispondere
con
un
episodio
.
[24]
Quando
lavorava
nella
redazione
del
«
Corriere
»
,
Eugenio
Montale
andò
un
giorno
in
archivio
a
cercare
un
vecchio
ritaglio
.
[25]
Improvvisamente
,
lo
prese
il
desiderio
di
leggere
il
«
coccodrillo
»
che
gli
era
stato
sicuramente
dedicato
,
data
l’
età
ormai
avanzata
.
[26]
Lo
trovò
,
infatti
,
e
se
ne
fece
rilasciare
una
copia
.
[27]
Tra
l’
altro
,
scoprì
(
così
affermava
l’
estensore
,
un
anziano
collega
di
nome
Tatilerio
Zulberti
)
che
il
grande
poeta
russo
Majukovskij
aveva
letto
i
suoi
versi
e
li
aveva
commentati
con
queste
parole
:
«
Ecco
un
poeta
che
mi
piace
.
Vorrei
poterlo
leggere
in
italiano
»
.
[28]
Montale
non
conosceva
quell’
episodio
e
ne
dedusse
che
«
il
poeta
ignora
e
spesso
ignorerà
sempre
il
suo
vero
destinatario
»
.
[29]
Passò
qualche
anno
.
[30]
Venne
il
23
ottobre
1975
.
[31]
Alle
tredici
di
quel
giorno
,
l’
ambasciatore
di
Svezia
a
Roma
annunciò
a
Montale
che
gli
era
stato
assegnalo
il
premio
Nobel
per
la
letteratura
.
[32]
Ero
nella
casa
milanese
del
poeta
,
dovevo
scrivere
un
articolo
su
quel
glorioso
momento
.
[33]
Furono
minuti
memorabili
,
con
Montale
che
cercava
di
vincere
l’
emozione
con
qualche
battuta
:
«
Immagino
che
dovrei
dire
cose
solenni
,
ma
mi
viene
un
dubbio
:
Nella
vita
trionfano
,
di
solito
,
gli
imbecilli
.
Lo
sono
anch’
io
?
»
.
[34]
Mi
accompagnò
alla
porta
col
suo
passo
malfermo
.
[35]
A
bassa
voce
mi
raccomandò
:
«
Adesso
che
ho
vinto
il
Nobel
,
ricordatevi
di
aggiornare
il
“
coccodrillo
”
»
.
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