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Abbiamo battuto la Moldavia non la Moldova

Language columnIn altre parole
AuthorGiulio Nascimbeni
Date 04 aprile 1997


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di GIULIO NASCIMBENI
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Un lettore, il dottor Adriano Agostini di Milano, scrive: «Da quando sono iniziate le qualificazioni per i Mondiali di calcio 1998, i nostri giornalisti sia quelli dei quotidiani che quelli delle emittenti radiofoniche e televisive hanno inspiegabilmente chiamato Moldova la repubblica della Moldavia, ex sovietica».
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Lo stesso lettore aveva già segnalato il fatto con un intervento nella «Stanza di Montanelli» il 15 ottobre scorso.
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Dunque, il dilemma rimane: Moldavia o Moldova?
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In casi del genere, è bene ricorrere a quel libro prezioso che è il Calendario Atlante De Agostini, il quale riporta dei nomi di ogni Stato la doppia versione, quella italiana e quella originale.
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Nelledizione 1997, a pagine 212, si legge: «Moldavia (Repubblica Moldova)».
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Per chiarire ciò che intendiamo spiegare, e considerando che lItalia ha giocato questa settimana anche contro i polacchi, a pagine 222 si legge: «Polonia (Polska Rzeczpospolita)».
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Aggiungiamo che, nelle cartine della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), sta scritto: Moldavia.
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La domanda è inevitabile: perché si è parlato di Italia-Moldova e non di Italia-Polska, come non si è mai detto scritto Italia-England, Italia-Deutschland, Italia-Norge?
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I misteri dell'uso sono infiniti, e stavolta non cè nemmeno da prendersela con i soliti anglismi dellitaliese.
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Loccasione è propizia per ricordare che la Moldavia ha dato origine a parole della nostra lingua a partire dal Cinquecento con laggettivo «moldàvico».
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Il botanico Castor Durante (1529-1590), nel suo «Herbario novo», parla della «melissa moldàvica».
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E Ottaviano Targioni Tozzetti (17551826), nelle «Istituzioni botaniche», scrive che «la melissa moldàvica coltivasi nei giardini e adoprasi per le infusioni theiformi».
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Più di «moldàvico», comunque, ha avuto fortuna laggettivo «moldavo».
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Il Grande Dizionario Battaglia cita lesempio del «ricamo moldavo» e lo definisce «ricamo rustico a punto passato piatto, che si esegue su tela grossa con cotoni perlés colorati».
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In un capitolo di «Kaput», Curzio Malaparte scrive che «leunuco Grigori dondolava la frusta sul dorso dei bei cavalli moldavi dal mantello bianco».
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E, infine, esiste un minerale chiamato «moldavite».
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Non so se la moda corrente si estenderà fino a sostituire le vecchie parole.
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La lingua non è immobile, «non può trattar da barbara e illecita una nuova idea», come sosteneva Leopardi.
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Ma finché l’italiano offre una più che accettabile soluzione come nel caso di Moldavia e dei suoi derivati, non si vede perché si debba cambiare.

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