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Berna chiama, l'italianistica svizzera risponde

Language columnPlurilingua
AuthorLorenzo Tomasin
Date 14 marzo 2017
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page30
Column-


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È stata un'ottima idea quella di far incontrare, la settimana scorsa (cfr. CdT 7 marzo) a Berna a Palazzo Federale, i politici che hanno a cuore l'italofonia elvetica e i professori universitari svizzeri di Letteratura e di Linguistica italiana.
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Lo scrivo senza esitazioni perché, pur avendo partecipato all'incontro, non l'ho pensato organizzato io: l'invito, in effetti, è partito dai politici, e in particolare dall'intergruppo parlamentare Italianità che, coordinato per l'occasione da Silva Semadeni e Ignazio Cassis, ha chiamato a raccolta i titolari delle cattedre di italianistica distribuite nelle nove università del Paese nelle quali il suona.
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Da Zurigo a Lugano, da Friburgo a Losanna, da San Gallo a Ginevra e da Basilea a Berna, l'insegnamento dell'italianistica si rivolge a un pubblico studentesco che, pur essendo minoritario rispetto a quello di altre grandi lingue di cultura, non lo è affatto se rapportato al peso che l'italiano ha a livello nazionale, se confrontato con i numeri dei Paesi vicini, Italia compresa.
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Anzi: l’ambiente universitario è forse quello in cui si mostra con maggiore chiarezza una tendenza propria dell'italiano elvetico.
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È la spinta a uscire dai propri confini «naturali», cioè dalla regione linguistica ticinese-grigionese, per diffondersi come una nebulosa su tutto il territorio nazionale, con particolare predilezione per le aree urbane e per quelle di maggiore vivacità economica e culturale.
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Lingua-laboratorio, come l'ha chiamata il direttore dell'Osservatorio linguistico della Svizzera italiana, Bruno Moretti, l'italiano è nella Svizzera d'oggi la lingua nazionale che più si proietta al di fuori del proprio alveo regionale, col risultato che la maggioranza di coloro che la dichiarano tra le loro lingue principali è costituita statisticamente da cittadini svizzeri non residenti nel Ticino.
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È quanto emerge da un volume recente (Le lingue in Svizzera. Analisi dei dati delle Rilevazioni strutturali 2010-12, Bellinzona, 2016) che conferma sul piano demografico e sociologico quella che appare come un'evidenza sul piano del paesaggio accademico.
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L'italianistica, i cui numeri e i cui risultati sono stati presentati a Berna da una densa relazione della ticinese Tatiana Crivelli, ordinaria di Letteratura italiana a Zurigo, vive e prospera nell’università svizzera in una rete ampia e complessa, diffusa su tutto il territorio e in tutte le regioni linguistiche.
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Una simile, positiva immagine di vitalità è bilanciata da un problema che talora si fa grave: l'italiano, lingua minoritaria fuori dal Ticino, rischia costantemente di subire tagli e menomazioni in sistemi universitari ancorati ai Cantoni, che spesso non sono disposti a farsi carico di una cultura e di una lingua sentite semplicemente come esterne nella Svizzera tedesca e francese, sempre più localmente monolingui, o addirittura tentate dalle sirene globalizzanti a vedere nell'inglese lo strumento capace di risolvere ogni problema.
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Basta conoscere la storia e la cultura svizzera appena sotto la superficie per rendersi conto che una simile strada non può portare a nulla di buono, nella scuola, all'università.
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A patto, beninteso, che quest'ultima voglia restare il presidio culturale dell'unico Paese d'Europa a riconoscere nel suo plurilinguismo una risorsa di compattezza anziché un fattore di disgregazione.

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