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Maarten Janssen, 2014-
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Pensando a Tullio De Mauro e alle sue parole
Language column
Plurilingua
Author
Alessio Petralli
Date
17
gennaio
2017
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[1]
In
molti
hanno
ricordato
Tullio
De
Mauro
,
scomparso
lo
scorso
5
gennaio
,
evidenziandone
le
eccezionali
qualità
di
uomo
e
di
studioso
.
[2]
De
Mauro
è
stato
«
il
»
linguista
italiano
per
antonomasia
degli
ultimi
cinquant’
anni
,
soprattutto
grazie
ad
alcune
sue
opere
imprescindibili
.
[3]
Una
per
tutte
,
quella
«
Storia
linguistica
dell’
Italia
unita
»
che
,
pubblicata
all’
inizio
degli
anni
Sessanta
,
ha
segnato
una
svolta
fondamentale
nella
linguistica
italiana
.
[4]
Infatti
,
come
dice
bene
«
in
breve
»
il
sito
degli
«
Editori
Laterza
»
,
in
quell’
opera
«
le
tecniche
dell’
analisi
linguistica
strutturale
e
le
statistiche
erano
messe
a
servizio
della
storia
.
Era
un
"
guardare
in
faccia
"
Gramsci
)
la
realtà
italiana
,
linguistica
e
non
solo
.
Non
tutti
gradirono
,
allora
»
.
[5]
Soprattutto
«
non
gradirono
»
coloro
che
pensavano
alla
storia
della
lingua
prevalentemente
in
quanto
lingua
letteraria
,
ben
lontana
dai
dati
demografici
,
economici
e
sociologici
,
che
sostanziavano
il
rivoluzionario
discorso
demauriano
.
[6]
E
in
questo
discorso
,
nel
capitolo
«
Italiani
fuori
d'
Italia
»
del
secondo
volume
c’
era
spazio
anche
per
la
Svizzera
italiana
(
già
anticipata
da
una
«
tenace
dialettofonia
del
Canton
Ticino
»
citata
nel
primo
volume
)
,
in
cui
«
la
resistenza
degli
italofoni
è
in
complesso
ridotta
,
nonostante
la
vicinanza
dello
Stato
italiano
e
la
forte
continua
immigrazione
»
,
con
l’
aggiunta
che
«
l’
uso
nell'
italiano
e
dei
dialetti
locali
regredisce
dinanzi
all’
uso
delle
altre
lingue
della
Confederazione
e
l'
italiano
quotidiano
locale
e
penetrato
da
francesismi
»
.
[7]
Un'
altra
epoca
insomma
,
con
un
De
Mauro
a
proprio
agio
fin
dagli
inizi
non
solo
con
i
numeri
e
le
statistiche
,
ma
anche
con
le
nuove
tecnologie
,
indispensabili
per
tante
sue
opere
pionieristiche
nell’
ampio
campo
della
lessicologia
.
[8]
Molti
sono
gli
aggettivi
sinceramente
encomiastici
che
questo
grande
intellettuale
si
merita
,
ma
quello
che
più
gli
si
addice
,
come
ha
rilevato
Luca
Serianni
in
un
notevole
ricordo
sul
Sole
24
Ore
dell’
8
gennaio
,
è
«
democratico
»
.
[9]
Nel
significato
umano
e
profondo
che
questo
termi
ne
può
avere
,
ovvero
quello
riferito
a
una
personalità
di
considerevole
spessore
,
che
sa
pero
rimanere
sempre
umile
mettendo
a
proprio
agio
qualsiasi
interlocutore
.
[10]
L'
ho
potuto
verificare
a
più
riprese
in
tanti
anni
di
congressi
della
Societa
di
Linguistica
Italiana
,
di
cui
De
Mauro
è
stato
uno
dei
padri
fondatori
,
e
in
particolare
ricordo
un
folto
gruppo
di
linguisti
che
lo
attorniava
durante
una
pausa
caffe
al
Congresso
SLI
di
Pescara
del
2007
.
[11]
Si
parlava
di
una
lunga
intervista
televisiva
proprio
a
De
Mauro
,
proposta
nel
cuore
della
notte
a
«
Sottovoce
»
su
Rai
Uno
da
Gigi
Marzullo
.
[12]
Ebbene
,
a
domanda
diretta
sulla
qualità
della
stessa
,
era
riuscito
a
spiazzare
«
un
po’
di
accademia
italiana
»
,
non
certo
tenera
per
definizione
con
i
«
marzullo
»
di
turno
,
elogiando
il
respiro
di
una
trasmissione
,
spesso
demolita
senza
troppi
distinguo
da
tanti
benpensanti
superficiali
.
[13]
Ma
per
trovare
la
genuina
umanità
di
questo
grande
linguista
democratico
ci
sono
due
libri
autobiografici
irrinunciabili
,
editi
dal
Mulino
nel
2006
e
nel
2012
,
ovvero
«
Parole
di
giorni
lontani
»
(
sui
primi
dieci
anni
di
vita
a
Napoli
»
,
dal
'
32
al
'
42
)
e
«
Parole
di
giorni
un
po'
meno
lontani
»
(
sui
secondi
dieci
anni
a
Roma
,
dal
’
42
al
'
52
)
.
Due
libri
pieni
di
tenerezza
,
ricordando
un
passato
non
sempre
facile
,
attraverso
tante
parole
dei
primi
vent'
anni
di
una
vita
ammirevole
.
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