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La lingua dell'informatica è diventata una fonte di modi di dire diffusi anche nel linguaggio comune. I dizionari faticano a registrare questi usi traslati, anche se pian piano cominciano ad accorgersene.
Si prenda l'espressione per/di default: personalmente ho cominciato ad usarla, nel senso di «come da decisione standard, preselezionata», perché la usavano in modo traslato, parlando con me, persone che ne avevano ben chiaro il significato in informatica. Confesso che faccio fatica a parafrasarne il senso quando chi non conosce l'espressione mi chiede di spiegarla. Forse perché l'ho ereditata in modo non meditato, di default, appunto.
Il dizionario di De Mauro, consultabile nel sito della rivista Internazionale, non registra usi traslati, né lo fanno il Sabatini-Coletti, il Garzanti e il vocabolario Treccani. Tutti registrano la definizione «condizione operativa che un dispositivo o un programma sceglie in assenza di specifiche istruzioni da parte dell'utente» o anche l'uso in economia «insolvenza». Il dizionario Zanichelli del 2008 non dava il significato per estensione, ma nel 2010 lo dà: «(est.) di default, per default, automaticamente».
Una nota elaborata dalla redazione di «Lingua italiana» del Portale Treccani, a firma di Silverio Novelli, sostiene che la locuzione «piuttosto diffusa anche nel parlato colloquiale delle persone colte o che hanno una certa pratica col linguaggio dei computer», è attestata nell'italiano scritto per la prima volta nel 2006 col significato «in modo automatico, come di consuetudine».
Google Search mostra un grafico in cui la parola inglese, arrivata dal francese antico defaut, derivato a sua volta dal verbo latino fallere, ha un'impennata d'uso nel 2010, sicuramente a causa del suo significato economico. La prima attestazione, 1991, data dai dizionari italiani, si trova in fonti giornalistiche col significato di «insolvenza, fallimento».
Copia-incolla o copia e incolla è un'altra espressione della videoscrittura che lo Zingarelli registra con significato figurato «assemblaggio di testi di varia provenienza: romanzo
costruito col copia-incolla». La prima attestazione e del 1994, ma non nel significato figurato. Nell'edizione dello Zingarelli del 2010 non era ancora un lemma e una ricerca nell'archivio del quotidiano La Stampa mostra che gli usi figurati cominciano ad essere numerosi dal 2011 in poi; prima, ad esempio nel 2008, appariva in un titolo di articolo ancora tra virgolette La vicenda. Due milioni di euro con il «copia e incolla».
L'e- come elemento compositivo ricavato dalla prima lettera di electronic appare come lemma distinto da e- prefisso derivato dal latino solo in alcuni dizionari: c’è già nello Zingarelli del 2008, il Garzanti online lo registra, mentre il De Mauro in rete non lo considera e neanche il Sabatini-Coletti o il vocabolario Treccani. Però hanno neologismi formati con e- come e-democracy, e-trade, nati nel 2008 e altri più vecchi come e-book e e-business. C'è chi registra pure l'e-bomb, una bomba elettromagnetica che provoca un e-disastro, cioè mette fuori uso tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche. Questo e- merita il suo lemma, perché dà luogo a usi estesi, più o meno figurati e scherzosi, come dimostra la nuova formazione e-taliano, lanciata da Giuseppe Antonelli (Corriere della sera il 26 gennaio 2016) per etichettare l'italiano «che si è diffuso con le email, si è affermato con gli sms e adesso quasi tutti usiamo nei social network e nelle messaggerie istantanee».
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