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IL LUNGO VIAGGIO DA NORD A SUD DEI CRETINI E DELLE MUCCHE

Language columnPlurilingua
AuthorLorenzo Tomasin
Date 06 aprile 2016


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L’anno scorso in questa stessa rubrica parlammo di un termine tipicamente elvetico, Cantone, che in Svizzera è arrivato probabilmente dall'Italia settentrionale durante il Medioevo, ed è finito per diventare un italianismo federale.
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Ma nell'intensa partita di scambio linguistico tra il Nord e il Sud delle Alpi, ci sono anche parole che probabilmente fecero lo stesso viaggio in direzione opposta, diffondendosi dalla Svizzera all’Italia.
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Un caso controverso è quello della parola cretino, che quasi certamente riflette un termine dialettale francoprovenzale, cretin (dunque un tempo diffuso tra Svizzera Romanda e Francia meridionale) corrispondente all'italiano cristiano e al francese chrétien.
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Con espressioni traducibili con «poveri cristiani» (dove «cristiani» corrisponde semplicemente a uomini, fratelli in Cristo) venivano eufemistica- mente e pietosamente indicati i malati di quelle forme gravi di ipotiroidismo che in medicina si sono a lungo indicate col termine cretinismo.
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Attraverso scivolamenti semantici facilmente immaginabili, una parola nata per indicare i malati in modo rispettoso e caritatevole si è trasformata in una comune offesa di cui la maggior parte dei mittenti e dei destinatari ignora il significato originario.
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Ma ci sono anche storie più allegre, come quella di mucca.
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Il termine oggi più usato in italiano per indicare la femmina dei bovini è arrivato in Italia molto di recente, a quanto pare.
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Nell’ultimo numero di una bella rassegna letteraria ticinese, «Il Cantonetto», il linguista svizzero Ottavio Lurati è tornato su una sua vecchia e affascinante ipotesi, che individua in mucca un termine originario della Svizzera tedesca: è la parola Mugg, Muchi, appellativo vaccino ancora oggi usato nella Svizzera interna passato a indicare una precisa varietà di bestie da latte, particolarmente apprezzata nel mercato boario luganese, dove appunto si formò, in età moderna, il termine italiano mucca, e da dove bestie e parole migrarono verso l'Italia.
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Fino a quel momento, dalla Pianura Padana in giù c’erano solo vacche, incapaci di produrre un latte di qualità comparabile a quello delle mucche che cominciarono regolarmente a discendere dall’alta valle del Ticino intorno alla metà del Settecento, ambientandosi progressivamente anche sui pendii delle Alpi italiane e degli Appennini.
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L'ipotesi è affascinante, soprattutto in considerazione del fatto che un termine simile a mucca in latino non esiste, anche se sia il verbo mungere sia il verbo muggire, di diretta eredità antica e diffusi in tutti i dialetti italiani, effettivamente presentano somiglianze con il termine mucca che potrebbero far pensare anche a un'origine antica e propriamente italica della parola.
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D'altra parte, non sarebbe l'unico caso in cui il nome usato genericamente per indicare un animale rappresenta in realtà l'estensione di un termine che in origine ne rappresentava una solo sotto-varietà.
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Per restare al linguaggio dell'allevamento, in molti dialetti italiani settentrionali la pecora si indica col termine feda o simili, che in origine indicava solo l'ovino che ha figliato (dal latino «feta»).
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Le parole, insomma, migrano come le greggi e le mandrie, e seguirne gli spostamenti non è sempre e solo compito dei cowboys: a volte lo è anche dei linguisti.

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