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Maarten Janssen, 2014-
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IL LUNGO VIAGGIO DA NORD A SUD DEI CRETINI E DELLE MUCCHE
Language column
Plurilingua
Author
Lorenzo Tomasin
Date
06
aprile
2016
more header data
[1]
L’
anno
scorso
in
questa
stessa
rubrica
parlammo
di
un
termine
tipicamente
elvetico
,
Cantone
,
che
in
Svizzera
è
arrivato
probabilmente
dall'
Italia
settentrionale
durante
il
Medioevo
,
ed
è
finito
per
diventare
un
italianismo
federale
.
[2]
Ma
nell'
intensa
partita
di
scambio
linguistico
tra
il
Nord
e
il
Sud
delle
Alpi
,
ci
sono
anche
parole
che
probabilmente
fecero
lo
stesso
viaggio
in
direzione
opposta
,
diffondendosi
dalla
Svizzera
all’
Italia
.
[3]
Un
caso
controverso
è
quello
della
parola
cretino
,
che
quasi
certamente
riflette
un
termine
dialettale
francoprovenzale
,
cretin
(
dunque
un
tempo
diffuso
tra
Svizzera
Romanda
e
Francia
meridionale
)
corrispondente
all'
italiano
cristiano
e
al
francese
chrétien
.
[4]
Con
espressioni
traducibili
con
«
poveri
cristiani
»
(
dove
«
cristiani
»
corrisponde
semplicemente
a
uomini
,
fratelli
in
Cristo
)
venivano
eufemistica-
mente
e
pietosamente
indicati
i
malati
di
quelle
forme
gravi
di
ipotiroidismo
che
in
medicina
si
sono
a
lungo
indicate
col
termine
cretinismo
.
[5]
Attraverso
scivolamenti
semantici
facilmente
immaginabili
,
una
parola
nata
per
indicare
i
malati
in
modo
rispettoso
e
caritatevole
si
è
trasformata
in
una
comune
offesa
di
cui
la
maggior
parte
dei
mittenti
e
dei
destinatari
ignora
il
significato
originario
.
[6]
Ma
ci
sono
anche
storie
più
allegre
,
come
quella
di
mucca
.
[7]
Il
termine
oggi
più
usato
in
italiano
per
indicare
la
femmina
dei
bovini
è
arrivato
in
Italia
molto
di
recente
,
a
quanto
pare
.
[8]
Nell’
ultimo
numero
di
una
bella
rassegna
letteraria
ticinese
,
«
Il
Cantonetto
»
,
il
linguista
svizzero
Ottavio
Lurati
è
tornato
su
una
sua
vecchia
e
affascinante
ipotesi
,
che
individua
in
mucca
un
termine
originario
della
Svizzera
tedesca
:
è
la
parola
Mugg
,
Muchi
,
appellativo
vaccino
ancora
oggi
usato
nella
Svizzera
interna
passato
a
indicare
una
precisa
varietà
di
bestie
da
latte
,
particolarmente
apprezzata
nel
mercato
boario
luganese
,
dove
appunto
si
formò
,
in
età
moderna
,
il
termine
italiano
mucca
,
e
da
dove
bestie
e
parole
migrarono
verso
l'
Italia
.
[9]
Fino
a
quel
momento
,
dalla
Pianura
Padana
in
giù
c’
erano
solo
vacche
,
incapaci
di
produrre
un
latte
di
qualità
comparabile
a
quello
delle
mucche
che
cominciarono
regolarmente
a
discendere
dall’
alta
valle
del
Ticino
intorno
alla
metà
del
Settecento
,
ambientandosi
progressivamente
anche
sui
pendii
delle
Alpi
italiane
e
degli
Appennini
.
[10]
L'
ipotesi
è
affascinante
,
soprattutto
in
considerazione
del
fatto
che
un
termine
simile
a
mucca
in
latino
non
esiste
,
anche
se
sia
il
verbo
mungere
sia
il
verbo
muggire
,
di
diretta
eredità
antica
e
diffusi
in
tutti
i
dialetti
italiani
,
effettivamente
presentano
somiglianze
con
il
termine
mucca
che
potrebbero
far
pensare
anche
a
un'
origine
antica
e
propriamente
italica
della
parola
.
[11]
D'
altra
parte
,
non
sarebbe
l'
unico
caso
in
cui
il
nome
usato
genericamente
per
indicare
un
animale
rappresenta
in
realtà
l'
estensione
di
un
termine
che
in
origine
ne
rappresentava
una
solo
sotto-varietà
.
[12]
Per
restare
al
linguaggio
dell'
allevamento
,
in
molti
dialetti
italiani
settentrionali
la
pecora
si
indica
col
termine
feda
o
simili
,
che
in
origine
indicava
solo
l'
ovino
che
ha
figliato
(
dal
latino
«
feta
»
)
.
[13]
Le
parole
,
insomma
,
migrano
come
le
greggi
e
le
mandrie
,
e
seguirne
gli
spostamenti
non
è
sempre
e
solo
compito
dei
cowboys
:
a
volte
lo
è
anche
dei
linguisti
.
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