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BISOGNA DARE VALORE DI SCAMBIO ALLA PROPRIA LINGUA

Language columnPlurilingua
AuthorAlessio Petralli
Date 23 dicembre 2016
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Pagep.28
Column-


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Bisogna dare valore di scambio alla propria lingua!
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Questo è sicuramente un bello slogan (slogan, termine da tempo italianissimo, un po' arcaico, di origine scozzese), ma slogan significa etimologicamente «grido di guerra» e pochi pensano davvero che oggi, nonostante ci sia chi da tempo preconizzi una guerra tra civiltà (lo «scontro delle civiltà» di Samuel Huntington ha ormai più di vent'anni), sia davvero in atto una guerra fra lingue.
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In effetti il Presidente onorario dell'Accademia della Crusca Francesco Sabatini, l'inventore di questa acuta esortazione che si preoccupava delle sorti dell'italiano nel contesto globale, qualche anno fa l'aveva associata a quella che aveva chiamato «la tempesta delle lingue».
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Non «guerra» d'accordo, ma comunque «tempesta».
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In ogni caso bisogna quindi stare all'erta e ciò vale a maggior ragione per la lingua italiana in Svizzera, ma anche per la lingua e la cultura italiane in Italia, in Europa e su scala globale.
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Con una particolare attenzione al mondo scientifico in generale e a quello delle nuove tecnologie in particolare, domini linguistici fondamentali in cui è indispensabile una lingua veicolare, ma nei quali non bisogna rinunciare alla propria lingua, pena una pericolosa «dialettizzazione marginalizzante».
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E come ben si sa ogni dialetto, sia pure portatore di tradizioni e valori alti, proprio in quanto dialetto se ne sta tendenzialmente ai margini o quanto meno occupa per definizione spazi d'uso diversi e più contenuti rispetto alla sua lingua di riferimento.
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Un contesto linguistico di grande importanza quindi quello scientifico e tecnologico, un insieme di sottocodici, come dicono i linguisti, che va tenuto d'occhio, poiché si tratta di un ambito strategico in cui tutte le lingue e le culture che non siano l'inglese, o per meglio dire l'angloamericano, sono oggi in difficoltà.
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Qualcuno potrebbe pensare: per fortuna domina l’inglese, e non ad esempio il cinese!
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Con il cinese sarebbero davvero «cavoli amari»!
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Ma questo inglese che domina e che arriva quasi dappertutto, oltre ad essere ormai indispensabile e peraltro comodo, non deve impedirci di usare con cura e arricchire costantemente la nostra lingua, che è la lingua del pensiero, degli studi almeno fino alla maturità, e degli affetti.
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Per pensare bene, studiare bene e amare bene abbiamo bisogno di tante «parole per dirlo».
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Lasciarsi sballottare pigramente, e magari travolgere, dalla tempesta delle lingue sarebbe un grave errore.
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Siamo in Svizzera e in particolare nella Svizzera italiana disponiamo per tradizione di una benvenuta disposizione allo studio delle altre lingue: continuiamo quindi a studiare tante lingue, se possibile con passione, a partire dalla nostra che è fondamentale, e ricordandoci, ribadiamolo, di «dare valore di scambio alla nostra lingua».
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Vengono in mente le belle parole di una canzone («Fai come ti pare») di Max Pezzali, intelligente cantautore italiano molto vicino a noi in quanto pavese, che dicono: «Ricordati chi sei, ricordati da dove vieni, ricorda il tuo passato senza subirlo mai, guarda le foto dei tuoi nonni, guardagli le mani, ricorda bene quello che vedrai, poi impara tutte le lingue che puoi, senza mai scordarti di quelle che sai».
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Max Pezzali a dire il vero dice, al plurale, «senza mai scordarti di quelle che sai», ma forse è sottinteso che, al di di tutte le opportune aperture sul vasto mondo e le sue lingue, la lingua che «si sa» veramente è una sola e bisogna in tutti i modi tenerla da conto.

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