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IL DELIZIOSO DIFETTO DI «C'ERAVAMO TANTO AMATI»

Language columnPlurilingua
AuthorNunzio La Fauci
Date 12 marzo 2016
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page29
Column-


[1]
Nella sintassi italiana c’è un piccolo neo, un delizioso difetto che rende ambiguo il titolo del celebre film di Ettore Scola «C'eravamo tanto amati».
[2]
Un'ambiguità forse mai notata o, se notata, rimasta sotto silenzio.
[3]
Faccenda grammaticale: può parere noiosa ma è divertente.
[4]
Un esempio chiarisce di cosa si tratta.
[5]
Allo zoo.
[6]
Gabbia delle scimmie.
[7]
Due provvedono alla reciproca spulciatura.
[8]
Commento appropriato: «Le scimmie si stanno spulciando».
[9]
Finita la spulciatura vicendevole, ciascuna continua spulciando se stessa.
[10]
Commento appropriato: «Le scimmie si stanno spulciando».
[11]
Parole uguali per dire di azioni tanto reciproche quanto riflessive.
[12]
Star a spiegare come ciò accada in italiano (e in lingue sorelle) sarebbe pedante.
[13]
Normalmente la cosa passa inosservata: per informazioni sulle ambiguità, si chieda a poeti e linguisti.
[14]
I contesti in cui si parla e le conoscenze pregresse le celano.
[15]
Un paio d’esempi, ispirati al più bruciante presente.
[16]
«Putin e Erdogan si disprezzano»: c'è bisogno di dire «vicendevolmente»?
[17]
Pensare a un sentimento riflessivo sarebbe da male informati».
[18]
Putin e Erdogan si piacciono»: fosse espressione dal valore reciproco, il futuro di tutti sarebbe meno insicuro.
[19]
Ma a chi verrebbe in mente, vedendoli all'opera, l'interpretazione reciproca?
[20]
L'ambiguità del titolo del film di Scola dovrebbe a questo punto essere lampante.
[21]
Esso ha una lettura reciproca e una riflessiva.
[22]
Vuol dire due cose diverse.
[23]
E magari si tratta di un pregio.
[24]
Le creazioni ben fatte, di norma, sono ambigue.
[25]
L'idea di tale ambiguità non sfiora nessuno, però.
[26]
Una prova?
[27]
Il suo adattamento al mercato inglese: «We all loved each other so much».
[28]
L'inglese è meno difettoso dell'italiano, in proposito.
[29]
Ma, a buttarla sull'inglese, qualcosa si perde...
[30]
Ci si limita infatti alla banalità.
[31]
L'ambiguità apre invece una lettura diversa del film e, da , dell'opera di Scola.
[32]
Un'idea meno celebrativa ma forse più stimolante di quelle circolate qualche settimana fa, per la nota e triste occasione.
[33]
Per immagini e parole, Scola e il narratore dell'ambiguità di un amore.
[34]
Inquadrato in un modo, pare amore reciproco, nell'altro, amore riflessivo.
[35]
Buona, ottima descrizione di una situazione morale e sentimentale in cui si trovo il ceto di cui «C'eravamo tanto amati» racconta l'epopea.
[36]
Il regista e i suoi sceneggiatori, gli inesauribili Age & Scarpelli, non nascondevano e non si nascondevano del resto di appartenere a un ceto che si era voluto e supposto consapevole.
[37]
Come tale s’era proposto alla nazione d’espressione linguistica italiana: come ceto intellettuale e/o politicamente progressista.
[38]
Con la nazione, questo ce- to ha creduto a tratti di vivere un amore reciproco.
[39]
Ma c’è il sospetto che esso si sia soprattutto guardato allo specchio.
[40]
Un amore insomma ambiguamente reciproco e riflessivo.
[41]
Infine e in ogni caso, deluso, a quanto pare.
[42]
Col film e con la sua opera, Scola ha insomma insinuato il dubbio sottile dell'esistenza di un narcisismo intellettuale.
[43]
E quando è questione di narcisismo, le delusioni d'amore durano poco; lo si sa.
[44]
Messi sull'avviso, c’è allora oggi da chiedersi, anche in omaggio alla memoria di Scola, se, sotto nuove forme, la situazione morale e sentimentale di quel ceto non sia ancora la medesima.
[45]
Ama la sua nazione e ne è dubitosamente riamato?
[46]
Perché no.
[47]
Ma ama anche, e forse soprattutto, stesso.

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