Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
La data papabile per il referendum è...», «Il partito è in attesa di un Papa straniero...». Sono frasi che ho letto più volte nei giornali. Mi chiedo: ma è proprio necessario scomodare il Papa? Non sarebbe più semplice e più chiaro dire semplicemente: «La data possibile per il referendum è...», «Il partito è in attesa di una guida esterna...»? Certo che sarebbe possibile. Ma in Italia si amano le complicazioni, i toni allusivi, le ripetizioni.
A proposito di ripetizioni, gli aggettivi hanno la supremazia: «grande», «fantastico», «eccezionale» sono rimasti praticamente soli; hanno eliminato altri concorrenti più precisi e convincenti. Avrete certamente notato che nella cronaca di un incidente mortale o di un assassinio, la vittima, se giovane, è sempre «solare»? «Era un ragazza solare», «era un ragazzo solare», ripetono i conoscenti della vittima e aggiungono: «Siamo rimasti scioccati. O, se preferite, shoccati». I media hanno operato una drastica sterilizzazione della nostra lingua. A nessuno vengono in mente parole semplici e vere come: «era una bravissima ragazza», «generosa», «altruista», «era un ragazzo straordinario», «onesto», «positivo», «brillante». L'impoverimento della lingua passa anche attraverso l'eliminazione sistematica di ogni giudizio, di ogni sfumatura: tutto è fagocitato dal «solare». Un aggettivo che ha un'ascendenza astrologica, alla quale nessuno pensa più. Leggo in un'enciclopedia: «La luce solare è una forza vivificante, che ha un potere seminale, germinale, cosmogonico, una luce che emana conoscenza e sapienza».
L'improprietà linguistica genera malintesi. Alla voce «virale» i dizionari registrano la «polmonite virale» e l'«epatite virale»; quanto all'uso estensivo dell'aggettivo, si riferiscono al «virus informatico», il quale, come è noto, tende e diffondersi capillarmente. Ma quando, a proposito di recenti e tristissimi fatti, in un quotidiano appare il titolo: «Video hard di una ragazza diventa virale», sarebbe doveroso precisare che in questo caso la diffusione delle immagini, non è avvenuta automaticamente, ma volontariamente, a opera di individui che dovrebbero essere perseguiti penalmente. Invece di attuare un'indecorosa teatralizzazione dello stupro, i media dovrebbero usare un linguaggio corretto e vero. Soprattutto, dovrebbero chiedere giustizia.
Come è la lingua italiana di oggi? Pidginizzabile, cioè incline a diventare un pidgin. E come dovrebbe essere una scuola-modello? Debullizzata, cioè purgata dei bulli. Come è visto il politico italiano? Dileggiabile. Che cosa sogna il direttore di un rotocalco? Un successo inchiestistico. Il campo degli aggettivi è in movimento, anzi in ebollizione.
Nel frattempo non siamo riusciti a liberarci da anglismi inutili e ridicoli, come «road map» per il quale si è proposta una sostituzione altrettanto ridicola: «piano programmatico che prevede varie tappe»: ma esiste un piano che non sia programmato e che non preveda varie tappe? È il precisionismo indotto dal timore dell'inglese.
Per fortuna i quotidiani si salvano (si fa per dire) con il comico involontario. Ecco un titolo di un mese fa: «Cinque cerchi annaffiati: dalle lacrime». Foto con didascalia «Federica Pellegrini ha pianto in privato».
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