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Ma quando parliamo è sempre necessario scomodare il Papa?

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 29 settembre 2016


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La data papabile per il referendum è...
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», «Il partito è in attesa di un Papa straniero...».
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Sono frasi che ho letto più volte nei giornali.
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Mi chiedo: ma è proprio necessario scomodare il Papa?
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Non sarebbe più semplice e più chiaro dire semplicemente: «La data possibile per il referendum è...», «Il partito è in attesa di una guida esterna...»?
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Certo che sarebbe possibile.
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Ma in Italia si amano le complicazioni, i toni allusivi, le ripetizioni.
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A proposito di ripetizioni, gli aggettivi hanno la supremazia: «grande», «fantastico», «eccezionale» sono rimasti praticamente soli; hanno eliminato altri concorrenti più precisi e convincenti.
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Avrete certamente notato che nella cronaca di un incidente mortale o di un assassinio, la vittima, se giovane, è sempre «solare»?
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«Era un ragazza solare», «era un ragazzo solare», ripetono i conoscenti della vittima e aggiungono: «Siamo rimasti scioccati. O, se preferite, shoccati».
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I media hanno operato una drastica sterilizzazione della nostra lingua.
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A nessuno vengono in mente parole semplici e vere come: «era una bravissima ragazza», «generosa», «altruista», «era un ragazzo straordinario», «onesto», «positivo», «brillante».
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L'impoverimento della lingua passa anche attraverso l'eliminazione sistematica di ogni giudizio, di ogni sfumatura: tutto è fagocitato dal «solare».
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Un aggettivo che ha un'ascendenza astrologica, alla quale nessuno pensa più.
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Leggo in un'enciclopedia: «La luce solare è una forza vivificante, che ha un potere seminale, germinale, cosmogonico, una luce che emana conoscenza e sapienza».
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L'improprietà linguistica genera malintesi.
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Alla voce «virale» i dizionari registrano la «polmonite virale» e l'«epatite virale»; quanto all'uso estensivo dell'aggettivo, si riferiscono al «virus informatico», il quale, come è noto, tende e diffondersi capillarmente.
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Ma quando, a proposito di recenti e tristissimi fatti, in un quotidiano appare il titolo: «Video hard di una ragazza diventa virale», sarebbe doveroso precisare che in questo caso la diffusione delle immagini, non è avvenuta automaticamente, ma volontariamente, a opera di individui che dovrebbero essere perseguiti penalmente.
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Invece di attuare un'indecorosa teatralizzazione dello stupro, i media dovrebbero usare un linguaggio corretto e vero.
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Soprattutto, dovrebbero chiedere giustizia.
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Come è la lingua italiana di oggi?
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Pidginizzabile, cioè incline a diventare un pidgin.
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E come dovrebbe essere una scuola-modello?
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Debullizzata, cioè purgata dei bulli.
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Come è visto il politico italiano?
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Dileggiabile.
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Che cosa sogna il direttore di un rotocalco?
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Un successo inchiestistico.
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Il campo degli aggettivi è in movimento, anzi in ebollizione.
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Nel frattempo non siamo riusciti a liberarci da anglismi inutili e ridicoli, come «road map» per il quale si è proposta una sostituzione altrettanto ridicola: «piano programmatico che prevede varie tappe»: ma esiste un piano che non sia programmato e che non preveda varie tappe?
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È il precisionismo indotto dal timore dell'inglese.
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Per fortuna i quotidiani si salvano (si fa per dire) con il comico involontario.
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Ecco un titolo di un mese fa: «Cinque cerchi annaffiati: dalle lacrime».
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Foto con didascalia «Federica Pellegrini ha pianto in privato».

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