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Maarten Janssen, 2014-
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L'italiano a Bellinzona e il padre Dante
Language column
Plurilingua
Author
Lorenzo Tomasin
Date
19
novembre
2015
more header data
[1]
Da
oggi
al
21
di
questo
mese
di
novembre
,
l'
Osservatorio
linguistico
della
Svizzera
italiana
(
OLSI
,
diretto
dal
ticinese
Bruno
Moretti
)
chiama
a
raccolta
gli
studiosi
elvetici
che
si
occupano
di
italiano
e
quelli
stranieri
che
,
in
giro
per
il
mondo
,
studiano
l’
italiano
di
Svizzera
.
[2]
Il
convegno
,
intitolato
«
Linguisti
in
contatto
2
»
,
si
svolgerà
a
Bellinzona
;
rinnoverà
una
bella
iniziativa
già
sperimentata
otto
anni
fa
nella
cantale
del
Cantone
.
[3]
Sarà
un
caso
,
ma
l’
evento
si
svolge
nel
settecento-cinquantesimo
anniversario
della
lascità
di
Dante
,
che
un’
antico
-
e
storicamente
ben
fondato
-
paradigma
culturale
considera
il
padre
ella
lingua
italiana
.
[4]
Per
porre
dunque
sotto
auspici
danteschi
(
ma
in
modo
un
po’
paradossale
)
una
riunione
di
studiosi
dell'
italiano
,
ricorderemo
che
Dante
il
termine
italiano
non
l'
ha
mai
impiegato
.
[5]
Mai
,
né
in
riferimento
alle
popolazioni
d'
Italia
,
che
egli
indicava
nel
loro
complesso
con
il
solenne
e
antico
termine
di
latini
;
né
in
riferimento
alla
lingua
ch'
egli
designava
di
solito
semplicemente
come
volgare
,
e
che
nel
De
vulgari
eloquentia
(
il
suo
trattato
di
linguistica
)
classifica
come
lingua
di
sì
(
per
distinguerla
dal
provenzale
,
lingua
d’
oc
,
e
dal
francese
medievale
,
lingua
d’
oïl
)
.
[6]
In
un
caso
,
impiega
anche
l’
insolito
nome
-
ancora
una
volta
allusivo
alla
nobiltà
‘
romana’
dell’
Italia
-
di
vulgare
latium
.
[7]
Strano
,
ma
vero
:
e
tanto
più
strano
se
si
pensa
che
la
parola
italiano
ai
tempi
di
Dante
esisteva
già
(
l'
aveva
usata
anche
il
suo
maetro
,
Brunetto
Latini
,
peraltro
scrivendo
in
francese
)
.
[8]
Dante
,
dunque
,
è
padre
di
una
lingua
che
egli
stesso
chiamava
in
modo
diverso
da
come
la
indicano
coloro
(
cioè
noi
)
che
gli
hanno
dato
quel
titolo
e
che
associano
ormai
stabilmente
il
concetto
di
lingua
italiana
al
naso
adunco
del
poeta
fiorentino
.
[9]
D’
altra
parte
,
le
sue
idee
linguistiche
-
questo
è
certo
-
sarebbero
oggi
difficilmente
applicabili
a
problemi
e
discussioni
su
una
lingua
che
,
nel
tempo
e
nello
spazio
,
da
allora
ha
fatto
una
strada
lunghissima
.
[10]
Non
così
lunga
,
certo
,
da
rendere
irriconoscibile
il
testo
della
Com
media
ai
suoi
utenti
contemporanei
(
si
spera
,
almeno
)
.
[11]
Ma
abbastanza
da
aver
spostato
-
e
più
volte
-
l’
asse
attorno
al
quale
vertono
i
problemi
più
urgenti
per
chi
lo
studia
.
[12]
Quando
la
Commedia
non
era
ancora
stata
scritta
,
il
nodo
-
dibattuto
appunto
dal
Dante
«
linguista
»
nel
suo
trattato
-
era
quello
dell’
elaborazione
di
una
lingua
letteraria
comune
ai
poeti
d’
Italia
.
[13]
Laddove
oggi
l’
italiano
,
lingua
usata
-
e
più
spesso
abusata
-
da
decine
di
milioni
di
utenti
capaci
di
leggere
e
,
almeno
teoricamente
,
di
scrivere
,
viaggia
attraverso
email
e
SMS
(
l'
Osservatorio
linguistico
di
Bellinzona
se
ne
è
a
lungo
occupato
nelle
sue
ricerche
)
,
fluttua
nel
linguaggio
della
pubblicità
e
in
quello
delle
insegne
commerciali
(
se
ne
interessano
oggi
a
Zurigo
)
,
sbanda
e
si
ricompone
nella
produzione
non
sempre
ineccepibile
di
giornali
e
siti
Internet
(
sotto
la
lente
a
Lugano
)
.
[14]
Si
interroga
,
addirittura
,
sulla
sua
sopravvivenza
nello
scacchiere
globale
delle
lingue
e
delle
loro
egemonie
(
così
a
Berna
,
naturalmente
)
.
[15]
E
intanto
si
chiede
come
funzioni
e
a
che
cosa
serva
la
sua
lussureggiante
punteggiatura
(
studiata
a
Basilea
e
a
Losanna
)
:
una
selva
di
punti
,
virgole
e
due
punti
che
ai
tempi
di
Dante
,
manco
a
dirlo
,
non
esisteva
nemmeno
,
e
di
cui
oggi
forse
qualcuno
,
incapace
di
dominarla
,
si
chiede
con
stizza
chi
diavolo
abbia
inventato
(
ma
il
colpevole
,
o
il
padre
,
questa
volta
,
non
è
lui
)
.
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