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MA GLI AMERICANI Cl FREGANO CON LA LINGUA

Language columnPlurilingua
AuthorAlessio Petralli
Date 05 novembre 2015


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Quella sera partimmo John, Dean e io sulla vecchia Pontiac del '55 del babbo di Dean e facemmo tutta una tirata da Omaha a Tucson... e poi lo traduci in italiano e dici: quella sera partimmo sulla vecchia 1100 del babbo di Giuseppe e facemmo tutta una tirata da Piumazzo a Sant’Anna Pelago».
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Molti, perlomeno di mezzà età, ricorderanno questa brillante introduzione di Francesco Guccini ad una sua canzone di fine anni Settanta («Statale 17»).
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Il commento a questo insostenibile confronto linguistico e culturale era poi lapidario, benché servito in maniera divertita: «Gli Americani ci fregano con la lingua...».
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Quindi se già quarant'anni fa gli Americani «ci fregavano con la lingua», figuriamoci oggi ai tempi della connessione globale.
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Tanto più che la lingua e la cultura italiane sono per vari motivi notoriamente esterofile o, secondo alcuni, esteromani.
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Tendenza che diventa ancor più insistita quando si tratta di dare il nome a progetti, a marchi, a mission') che saranno magari italianissime, ma che dette in inglese pare suonino meglio.
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È il caso di Mantova, appena eletta capitale italiana della cultura 2016, dopo essere stata esclusa dai giochi per la candidatura a Capitale europea della cultura nel 2019.
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In relazione a questa italianissima scelta si può tra l’altro leggere sulla pagina iniziale del sito della Camera di Commercio di Mantova: «Mantova procede nel suo progetto di smart e humancity sebbene sia stata esclusa dai giochi per la candidatura a Capitale europea della cultura nel 2019».
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E subito di seguito, a distanza di un clic: «Mantova2019 è un lavoro di progettazione di ampio respiro che merita di essere proseguito. Per questo il Comitato Mantova2019 che per statuto si scioglierà, potrà ricostituirsi sotto un nuovo nome come Comitato Mantova Smart Human City e con una mission più ampia».
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In calce alla pagina già figura il nuovo logo rosso che incarna la «mission più ampia» con la scritta «Mantova smart human city».
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Il tema non è banale ed accusare semplicemente di esteromania chi sceglie la via angloamericana all'italiana sarebbe sbagliato.
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In certi casi vi sono motivazioni plausibili di diffusione internazionale del marchio, in altri un'oggettiva difficoltà a tradurre un termine iglese particolarmente pregnante, soprattutto se ormai «italianizzato».
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È forse il caso di «smart» diffuso da tempo quale nome proprio della ben nota automobile e da almeno un lustro per quanto riguarda l'onnipresente «smartphone».
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Difficile immaginare di scalzarlo con telefonino intelligente, anche perché, oltre alla lunghezza, gioca contro la dimensione internazionale del termine.
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I francesi ci hanno provato, calando dall'alto con qualche timido successo «ordiphone».
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Ma i francesi hanno da tempo la Commission générale de terminologie et de néologie, mentre in Italia, dopo certi disastri dell'autarchia linguistica ai tempi del fascismo, non è facile riprendere in mano certi temi sensibili.
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Ci prova oggi con rinnovato entusiasmo, e con tutte le cautele del caso, il gruppo Incipit, sorto presso l'Accademia della Crusca in seguito alla pubblicazione del volume «La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi» (reperibile in rete sotto forma di libro elettronico).
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Il suo scopo è di proporre tempestivamente equivalenti italiani di termini importanti nella vita sociale e civile, che sarebbe meglio non accogliere in un inglese difficile e oscuro.
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Una lingua amica dei propri cittadini può imporre impunemente «voluntary disclosure» o e meglio usi collaborazio- ne volontaria?
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Forse non è troppo tardi per essere un po' più chiari.

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