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Come il venditore di almanacchi di un celebre dialogo di Leopardi che ci veniva sempre, un tempo, proposto a scuola a fine o inizio d'anno, vorrei essere ottimista e cercare di attirare l'attenzione su una pubblicazione che sono convinta farà del bene all'italiano in Svizzera e non solo.
Si tratta di Capito? Comprendere l'italiano in Svizzera di Elena Maria Pandolfi, Sabine Christopher e Barbara Somenzi, pubblicato dall'OLSI Osservatorio linguistico della Svizzera italiana. È un manuale diverso sia da quelli in circolazione pubblicati da case editrici specializzate in italiano per stranieri sia da quelli per parlanti nativi.
Infatti il suo obiettivo primario è sviluppare la capacità di capire l'italiano ascoltando e leggendo. Il manuale mira all'intercomprensione, cioè a una modalità comunicativa in cui ciascuno si esprime nella propria lingua e capisce la lingua o le lingue degli interlocutori.
Gli autori, i finanziatori, in primis il Centro scientifico di competenza sul plurilinguismo di Friburgo, gli ispiratori dell'Università di Berna e dell'OLSI, come Bruno Moretti, vedono in questa modalità «una valida alternativa all'uso di una lingua franca [...] con grande vantaggio di favorire il mantenimento della diversità linguistica e culturale» (dall'introduzione).
Capito? «non è solo per la scuola: è stato sperimentato in ambienti di lavoro plurilingui e si rivolge anche a chi voglia migliorare la propria comprensione dell'italiano da solo, in autoapprendimento, come si dice nel gergo della didattica delle lingue. Il lettore italiano di manuali di italiano per stranieri è colpito dall'elveticità di tutte le letture e di tutti i documenti audiovisivi, presi da varie fonti, tra cui ovviamente la RSI radiotelevisione svizzera: è un'attenzione verso chi vuol capire non solo la lingua, ma anche la cultura dei territori italofoni, Ticino e Grigioni italiani in particolare. Tutto il lessico è dato in tre lingue, italiano, francese e tedesco, con i falsi amici segnalati dal simbolo di una lente d'ingrandimento viola (ad esempio: salire monter - lente viola - non pas salir) e anche le parole che possono aiutare a ricordare il lessico non in comune tra italiano e francese precedute da un ponticello giallo (ad esempio: italiano ultimo, francese dernier - ponticello - francese ultimatum, tedesco letzte). Ci sono anche molti simboli di chiavi in vari colori, perché le autrici giustamente insistono sul fatto che capire non e solo sapere il lessico, ma e un'operazione globale, che deve tener conto del contesto cioè della situazione e del testo precedente. Vengono riportati in modo semplice i fondamentali della pragmatica per capire i dialoghi e della formazione delle parole per capire i legami creati dai derivati.
Con non molta immaginazione si vede nell'affermarsi dell'intercomprensione in Svizzera una prova generale di quello che potrebbe essere l'affermarsi di questa modalità comunicativa per l'Europa plurilingue. Capire abbastanza bene una lingua leggendola o ascoltandola e gratificante. Aiuta ad apprezzare la cultura espressa in quella lingua. E può motivare a sudare un po' di più per parlarla o addirittura scriverla. Capire l'italiano se si sa il francese o lo spagnolo è facile e si possono comprendere anche testi complessi imparando alcuni trucchi. Il manuale di Pandolfi, Christopher e Somenzi lo dimostra e speriamo che il suo esempio sia seguito.
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